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Nuoro

il caso 

«Faticammo a convincerla che eravamo veri militari»

NUORO. «Alla fine, le vittime erano così convinte di quanto stavano facendo, dei soldi da versare, e delle parole del finto agente, che in qualche occasione abbiamo avuto difficoltà a far capire che...

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NUORO. «Alla fine, le vittime erano così convinte di quanto stavano facendo, dei soldi da versare, e delle parole del finto agente, che in qualche occasione abbiamo avuto difficoltà a far capire che noi in divisa eravamo “i buoni”. Ci è successo con una donna che abbiamo fermato poco prima che facesse un versamento di denaro. Ma, lo diciamo sul serio, è stata una vera faticaccia, convincerla che eravamo noi, le vere forse dell’ordine, che eravamo veri carabinieri».

È capitato anche questo, durante i quattro intensissimi mesi di indagine che dallo scorso settembre e fino alla fine del 2017 hanno visto impegnati, e su più fronti, i carabinieri della compagnia di Nuoro guidati dal maggiore Gianluca Graziani.

«Tra i tanti truffati – raccontano il maggiore e il colonnello Franco Di Pietro – c’è stata una donna che aveva pubblicato l’annuncio di vendita di un cucciolo. Poco dopo quell’annuncio viene raggiunta da una mail nella quale le viene detto che non aveva rispettato una qualche certificazione europea. Ovviamente non c’era nulla di vero, ma la donna si convince comunque che deve pagare per evitare una denuncia. Ma a quel punto, decidiamo di intervenire noi, che stavamo tenendo quella telefonata sotto controllo. Così riusciamo a raggiungere la donna proprio mentre si era già recata a uno sportello per fare il versamento. Ci presentiamo in divisa, ma evidentemente non era bastato: all’inizio, infatti, abbiamo dovuto faticare parecchio prima di riuscire a farle capire che noi eravamo i “buoni”, che eravamo veri carabinieri. E così siamo riusciti a non farla pagare». (v.g.)

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