La Nuova Sardegna

Nuoro

L’alibi di Cubeddu sul filo dei minuti

di Giusy Ferreli
L’alibi di Cubeddu sul filo dei minuti

In corte d’Assise sono sfilati i primi testimoni della difesa: autisti e studenti che il giorno dell’agguato erano in paese

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NUORO. Un alibi che si gioca sul filo dei minuti. E un’udienza basata sul tentativo di ricostruire con precisione cronometrica quanto accaduto a Orune l’8 maggio del 2015. Sono comparsi ieri mattina i primi testimoni citati dalla difesa di Alberto Cubeddu, il giovane di Ozieri accusato col cugino Paolo Enrico Pinna del duplice omicidio di Gianluca Monni e Stefano Masala. Delle persone che ieri mattina hanno deposto davanti alla Corte d’Assise di Nuoro molte, quella mattina, si trovavano nel paese. Come Giovanni Meloni, autista Arst. Il conducente incalzato dalle domande del difensore Patrizio Rovelli e del suo collaboratore Fabrizio Rubiu, ha cercato di ricostruire gli orari dei tragitti delle tre corriere che portavano gli studenti a Nuoro, per capire quando sia avvenuto l’omicidio. Orari che vanno dalle 7 e 5 alle 7 e 15. Compito toccato ad un altro autista, Giovanni Marche, che racconta quanto vissuto in quel lasso di tempo. «Ho sentito che era successo qualcosa di brutto, in pullman hanno iniziato ad urlare perché avevano ricevuto delle telefonate. Mi sono fermato – ha detto in aula – perché Eleonora Pala (la fidanza di Gianluca ndr) mi ha chiesto di scendere e poi ho proseguito». Michele Ladu è il terzo autista a testimoniare. A suo tempo ai carabinieri raccontò di aver sentito tre colpi di fucile poco prima del suo arrivo alla fermata della pensilina di corso Repubblica. «Dopo aver fatto manovra in piazza mentre mi dirigevo verso la pensilina ho udito tre spari». Rinaldo Lai, legale di parte civile ha prodotto alla Corte gli orari tabellari dell’Arst, secondo i quali la partenza è prevista per le 7,10. Si gioca tutto sul filo dei minuti quindi. Perché le 7 e 5 non sono le 7 e 15, almeno ai fini della difesa di Cubeddu accusato anche della scomparsa del giovane di Nule, Stefano Masala. Sull’orario dell’agguato punta la difesa dell’imputato che, dopo le 9 di quella mattina, si recò in un’azienda di Pattada per acquistare dei montoni. E che quindi non avrebbe avuto il tempo materiale per compiere il tragitto da Orune a Pattada, passando per Ozieri. Risalire al momento esatto dell’agguato a Monni potrebbe fare la differenza. Tra i testimoni che ieri mattina hanno sfilato davanti alla corte, presieduta da Giorgio Cannas e che hanno riposto alle domande del pm Andrea Vacca, c’era anche Giuseppe Massaiu, ex fidanzato della testimone oculare. La ragazza riconobbe in Cubeddu la persona che si trovava all’interno della macchina che passò in paese il giorno dell’omicidio. Il giovane ha raccontato in aula che qualche giorno prima della deposizione della sua ex, con la quale era rimasto in buoni rapporto, subì un attentato. Un colpo di fucile il 30 settembre lo raggiunse mentre si trovava in macchina al ritorno da una festa. «Sono stato ferito ad una mano» ha detto ricordando che con la sua allora fidanzata parlò anche del riconoscimento fotografico di Cubeddu. Sul banco dei testimoni anche tre studentesse di Orune che poco prima di salire in autobus videro passare ad alta velocità una macchina grigia. Nessuna di loro ha però riconosciuto il conducente.

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