La Nuova Sardegna

Nuoro

L’evoluzione della lingua sarda

di Mauro Piredda

Siniscola, Pierluigi Caria ha tenuto la conferenza inaugurale della Iscola populare

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SINISCOLA. Conoscere la lingua sarda nella sua evoluzione storica, da codice amministrativo e cancelleresco medievale al linguaggio poetico e letterario dei nostri giorni. È questo un ulteriore obiettivo della “Iscola populare” promossa dall'associazione Tramas de Libertade. Dopo la sessione grammaticale di lunedì 22, il secondo incontro dell’iniziativa (e così sarà anche per il quarto, il sesto, l’ottavo e il decimo) è stato condotto da Pierluigi Caria. Il giovane studioso nuorese (laureatosi a Sassari con una tesi sul romanzo in lingua sarda) ha animato la conferenza partendo da una considerazione storica: «Pur con un’identità propria, la Sardegna ha fatto parte da sempre della cultura mediterranea. Abbiamo subito domini coloniali, ma abbiamo avuto a che fare anche con scambi commerciali. Tutto quel che è stato portato qui l’abbiamo reinventato a modo nostro. Nel medioevo nasce la nostra lingua tra differenti tradizioni ma con un unico filo conduttore». Ma come nasce questa lingua? La lingua sarda «compare dopo l’anno mille nelle concessioni ai monasteri o ai mercanti di altri posti». Citati i testi del Giudicato di Cagliari scritti con l’alfabeto greco richiamante la cultura bizantina, i privilegi per i monaci «terramannesos» (del continente), i «chertos» (i processi) e, soprattutto, i condaghes di San Pietro in Silki, di Santa Maria di Bonarcado, di San Nicola di Trullas. «La scrittura che compare in questi testi – ha spiegato Caria – non è sempre uguale, ma si può notare una certa uniformità. Inoltre possiamo notare che la lingua del dodicesimo secolo non è molto diversa da quella che conosciamo oggi». Non è mancata l’interazione con il pubblico attraverso la lettura di alcuni passi dei condaghes. «Come leggereste – ha chiesto Caria – questi passi? Noi oggi non possiamo dire quale corrispondenza vi fosse allora tra lo scritto e il parlato». Emerse anche alcune divergenze semantiche in riferimento a determinati termini: «Teracos allora indicava quasi sempre sos pitzinnos». Illustrata anche la Carta de Logu, «un insieme di norme a metà strada tra il diritto romano e le consuetudini locali». La prima lezione di Caria si è conclusa con la descrizione di "Sa vitta et sa Morte, et Passione de sanctu Gavinu, Prothu et Januariu", poema anisosillabico dell'ecclesiastico Antonio Cano.

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