La Nuova Sardegna

Nuoro

La salute mentale si coltiva nell’orto dello Zonchello

di Valeria Gianoglio
La salute mentale si coltiva nell’orto dello Zonchello

Il progetto promosso da un gruppo di psicologi, educatori ed esperti dell’Ats «Lavorare la terra migliora l’autostima e insegna anche a nutrirsi bene»  

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NUORO. Il primo passaggio, fatto di sudore ma anche di tanto entusiasmo, è stato aprirsi il campo, liberare da erbacce, radici e arbusti, circa mezzo ettaro di terreno vicino al vecchio campo di bocce all’interno dell’ospedale Zonchello, e cominciare a sognare quello che verrà, sempre che anche Giove pluvio si decida finalmente a dare una mano.

Il secondo passaggio, invece, nei prossimi giorni, sarà quello altrettanto importante della semina, e se anche questo dovesse andare a buon fine, grazie anche a qualche sponsor generoso – c’è stato persino chi si è offerto di donare il prezioso letame o la manodopera – da qui all’estate, in quel mezzo ettaro di terreno si vedranno spuntare lattughe, zucchine, melanzane e svariati altri buoni prodotti della terra.

Più che un semplice progetto di “ortoterapia”, più che il mettere in pratica i principi di una certa corrente della psichiatria americana e del lavorare la terra come potente aiuto per la salute mentale, quella che sta venendo su, passo per passo, nel giardino del vecchio ospedale all’ingresso di Nuoro, è una vera scommessa dove i protagonisti sono diversi e dove spesso i ruoli, di guida e di pazienti o utenti, si mescolano in modo consapevole. Perché è anche qui, in questo piacevole mix, che sta in fondo la vera terapia dell’orto.

«Il progetto – racconta Severino Casula, psicologo dell’azienda sanitaria nuorese, nel dipartimento di salute mentale, e responsabile del progetto “S’ortu” – nasce da diverse esigenze. Abbiamo voluto innanzitutto considerare il discorso terapeutico e sfruttare il lavoro manuale, il lavoro della terra, come mezzo per aiutare i nostri pazienti e utenti con problemi di salute mentale, e in particolare quelli che da qualche tempo, in autonomia, sono andati a vivere da soli in un appartamento a Nuoro, mentre prima stavano in un gruppo famiglia. E proprio seguendoli in questa nuova esperienza, ci siamo accorti che non sempre, come capita a tutti, si nutrivano con prodotti sani. Per questo, dunque, abbiamo pensato di unire il discorso terapeutico e quello di educazione alimentare, e abbiamo deciso di provare a mettere su un orto fatto da loro, perché traggano benefici non solo dal lavoro nei campi ma anche dalla soddisfazione di aver fatto crescere qualcosa e di nutrirsi con i loro prodotti, davvero a km zero». «La campagna aiuta tutti, tanto più chi ha problemi di salute mentale – spiega anche l’educatore professionale, Gianfranco Seddone, che insieme alla responsabile del servizio riabilitazione residenze sanitarie dell’Azienda sanitaria nuorese, Stefania Ruvinetti, segue diversi utenti con problemi di natura mentale – lavorare il terreno, coltivare, seguire le varie fasi della crescita delle piante, oltre ad aiutare queste persone ad acquisire una certa manualità, serve a far crescere anche la loro autostima».

E così, dunque, nei giorni scorsi, il progetto “S’Ortu, è entrato nel vivo con il primo sopralluogo nel terreno messo a disposizione dall’ospedale Zonchello. «Se tutto va bene – dicono i promotori del progetto – tra qualche mese, per l’estate, vedremo già i primi frutti». E nel frattempo, oltre a quelli, si comincia pure a raccogliere una dose importante di generosità, da parte di tanti nuoresi: chi sta mettendo a disposizione il concime, chi il proprio lavoro manuale, chi il proprio tempo.

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