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Sicurezza in tribunale progetto in alto mare

di Lamberto Cugudda
Sicurezza in tribunale progetto in alto mare

LANUSEI. Tutto tace sulla messa in sicurezza del tribunale di Lanusei. All’impegno per la realizzazione di un progetto che prevede l’installazione impianto di videosorveglianza e metal detector...

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LANUSEI. Tutto tace sulla messa in sicurezza del tribunale di Lanusei. All’impegno per la realizzazione di un progetto che prevede l’installazione impianto di videosorveglianza e metal detector sinora non è seguita nessuna azione concreta. Una situazione al limite del paradossale che ha indotto l’avvocato ogliastrino Gianni Carrus, presidente del consiglio dell’ordine e a capo dell’Unione curie regionali (un organismo che raggruppa tutti gli ordini forensi della Sardegna) a sollevare il problema durante la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario che si è tenuta nella Corte di appello di Cagliari lo scorso sabato.

«Un problema rilevante, che ostacola ed impedisce l’esercizio della giurisdizione nella sede naturale del palazzo di giustizia competente per territorio e che non può essere ulteriormente ignorato, è quello della sicurezza dei palazzi di giustizia» ha dichiarato l’avvocato Carrus rivolgendosi alla platea di magistrati e toghe. «Porto ad esempio di tutte le situazioni – ha sottolineato l’avvocato Carrus –, l’esperienza diretta del tribunale di Lanusei rispetto al quale da una soluzione immediata del problema, così si era detto anche in ambito della Procura generale, ora si è passati alla fase incerta e futura di un progetto che non si sa bene a quale punto sia. È ancora in essere? Approvato? Ancora da approvare. Ad oggi ancora nulla ci è dato sapere». La vicenda della mancata realizzazione dell’intervento (le carte sono rimaste per sette anni chiuse in un cassetto), aveva assunto toni polemici la scorsa estate quando per la mancanza dei requisiti di sicurezza venne presa la decisione di trasferire il maxi processo alla presunta banda degli assalti ai portavalori a Cagliari Il trasferimento causò ben più di un mal di pancia sia tra gli amministratori che tra le toghe ogliastrine. Sulla vicenda si era speso anche il sindaco di Lanusei, Davide Burchi, che aveva ottenuto l’impegno di realizzare il lavori direttamente da Roma. Il primo cittadino, qualche mese fa, partecipò in prima persona all’ispezione dei tecnici del Ministero della giustizia nell’edificio di viale Marconi. E incassò ancora una volta le rassicurazioni. «Ora – è la sua lapidaria osservazione – attendiamo che alle parole seguano finalmente i fatti. Non ci sono motivi per cui il progetto non debba essere realizzato». (g.f.)



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