La Nuova Sardegna

Nuoro

Chiesti trent’anni di carcere per il trafficante Mesina

Graziano Mesina
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Graziano Mesina

Chiesta la conferma della sentenza di primo grado per tutti gli imputati. L’ex bandito in videoconferenza da Badu ’e Carros

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CAGLIARI. Graziano Mesina è un trafficante di stupefacenti, non si è mai allontanato dagli ambienti della malavita, è rimasto quello che era: un delinquente abituale, dedito a rapine ed estorsioni. Per il sostituto pg Michele Incani gli atti parlano chiaro, come parlano chiaro le conversazioni intercettate che il 10 giugno del 2013 portarono all’ennesimo arresto dell’ex latitante orgolese a conclusione di una lunga inchiesta della Direzione distrettuale antimafia. Dunque non c’è alternativa: per Incani la Corte d’Appello presieduta da Giovanni Lavena deve respingere il ricorso degli avvocati Beatrice Goddi e Maria Luisa Vernier, di conseguenza confermare la sentenza di condanna a trent’anni di reclusione emessa dai giudici della prima sezione di Cagliari il 16 dicembre 2016, che a Mesina attribuirono la patente del trafficante di stupefacenti, capo indiscusso e intransigente di un’associazione a delinquere impegnata non solo nella compravendita di droga ma anche in altre attività illegali, dalle estorsioni alle rapine, fino alla progettazione di un sequestro di persona.

La richiesta di conferma comprende le pene accessorie e la conseguenza più temuta da Mesina: la revoca della grazia, il provvedimento del Quirinale che gli aveva restituito la libertà e spalancato le porte di una vita normale. Senza quella, il futuro di Mesina sarà tutto dietro le sbarre.

L’ex bandito non era in aula, ma grazie alle regole imposte dalla riforma Orlando ha dovuto seguire l’udienza a distanza, collegato in videoconferenza dal carcere nuorese di Badu e’Carros. Avrebbe voluto parlare, dire ancora una volta la sua su un processo scannato, dove la difesa ha avuto a disposizione ben pochi elementi per provare a scagionarlo. Ma - come hanno riferito alla Corte i difensori - una tracheite gli ha tolto temporaneamente la voce. Per le sue dichiarazioni spontanee bisognerà dunque attendere il 27 febbraio.

Per il pg Incani - che ha parlato per circa un’ora e mezzo, rifacendosi a una memoria di 171 pagine depositata prima del processo d’appello - la sentenza di primo grado dev’essere confermata integralmente. Come dire che la sorte di Mesina dovrà essere seguita da Corrado Altea, il suo avvocato e collaboratore, condannato in primo grado a 16 anni di reclusione come complice dell’ex latitante e a sua volta trafficante in droghe anche a livello internazionale. La sentenza di primo grado comprendeva la revoca della condizionale di cui aveva beneficiato il 30 marzo del 2000 a margine di un’altra condanna, la libertà vigilata per tre anni a pena scontata e la sospensione dalla professione forense per quattro anni. Il resto delle richieste riguarda le figure di secondo piano: per Vinicio Fois la pena incassata in primo grado è stata di 5 anni, 3 anni e 4 mesi è la pena inflitta a Efisio Mura e 2 anni a Luigi Atzori, tutti difesi da Teresa Camoglio, per i quali la Procura generale ha chiesto la sostanziale conferma.

Hanno parlato quasi tutti i difensori: quelli di Mesina hanno chiesto che l’ex latitante venisse esaminato in aula, quelli di Altea - Barbu e Sanferoni - la riapertura dell’istruttoria dibattimentale con l’audizione di Gigino Milia, ex amico di Mesina, e del trafficante albanese Lukaj Kastriot. La Corte ha respinto tutte le istanze: l’esame di Masina doveva essere richiesto al deposito dell’appello, i testimoni richiesti sono irraggiungibili per ragioni diverse. L’avvocato Camoglio ha insistito per l’assoluzione dei suoi assistiti, soffermandosi a lungo sulla posizione di Atzori, finito nel processo per aver accompagnato gli amici a un incontro sospetto.

Il 27 febbraio si andrà avanti con le ultime arringhe, la sentenza - salvo intoppi - è in programma il 22 marzo. Mesina era tornato in carcere il 10 giugno 2013 con altre 24 persone, gran parte delle quali condannate in primo grado in un processo parallelo che si è chiuso col rito abbreviato. (m.l)

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