La Nuova Sardegna

Nuoro

Abbanoa davanti al gip con l’accusa di estorsione

di Valeria Gianoglio
Abbanoa davanti al gip con l’accusa di estorsione

In tribunale approda la querela presentata da un utente per il caso conguagli La Procura ha chiesto l’archiviazione. Il consumatore si oppone: vada a giudizio

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NUORO. Per la Procura l’inchiesta deve essere archiviata: perché, come si legge nella richiesta presentata dalla stessa Procura al gip, anche una recente sentenza del Consiglio di Stato ha ritenuto legittima la condotta di Abbanoa nel chiedere il pagamento dei conguagli, e, di fronte al rifiuto di alcuni utenti, ha dichiarato legittima anche la sospensione l’erogazione dell’acqua.

Per l’avvocato che tutela un consumatore che si è opposto alla richiesta di archiviazione depositata dalla Procura, invece, la condotta di Abbanoa nella vicenda dei conguagli è tutt’altro che legittima. Anzi, ha tutti i contorni di un reato preciso: quello di estorsione. E per questo motivo, dice la difesa, il gestore unico dell’acqua deve andare a processo con l’accusa di estorsione nei confronti di una utente. È approdata ieri, davanti al gip Mauro Pusceddu, una vicenda giudiziaria che rappresenta uno dei primi, se non proprio il primo, casi in Sardegna nei quali Abbanoa viene denunciata per “estorsione”. Il gip deve ancora decidere se accogliere la richiesta di archiviare l’inchiesta, o se invece mandare Abbanoa a giudizio, così come richiesto dal legale di un utente. Certo è che,comunque vada a finire, l’inchiesta tocca una questione molto dibattuta, soprattutto negli ultimi tempi. Il procedimento nasce da una querela presentata tempo fa dall’avvocato Gianfranco Sollai, per conto di una residente di Lunamatrona. La querela viene presentata a Nuoro perché Abbanoa ha la sede legale a Nuoro. Nella querela, il legale spiegava che Abbanoa, dal 2015, aveva «accollato ai consumatori i cosiddetti “conguagli regolatori”, includendo nelle bollette dei costi estranei al consumo e non consentiti dal regolamento contrattuale, finalizzati unicamente alla salvaguardia dell’equilibrio economico e finanziario del gestore ma non dell’utente. Inoltre, detti conguagli, sono stati applicati retroattivamente».

Ma la richiesta di pagare i conguagli, secondo il difensore, «viene accompagnata dalla minaccia di slaccio dell’utenza, qualora l’utente non adempia al totale pagamento». Ed è proprio qui, per la difesa, che si configurerebbe il reato di estorsione. «La serietà della minaccia – precisa il difensore – è evidente trattandosi di un bene primario, indispensabile nella vita delle persone». Nella sua opposizione alla richiesta di archiviare la posizione di Abbanoa, l’avvocato Sollai precisa anche che non è affatto vero che il Consiglio di Stato abbia dato ragione ad Abbanoa, né che lo stesso giudice abbia «ritenuto legittime dette pratiche commerciali».

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