Intermare, il futuro è buio Sindacati contro Saipem
di Lamberto Cugudda
Uilm e Rsu: «La società sfugge alle promesse sui reintegri dei lavoratori» La mancanza di nuove commesse ha minato il già debole tessuto industriale
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ARBATAX. La segreteria territoriale e la Rsu Uilm «prendono le distanze dall’acclamazione apparsa sui media circa il ricorso all’utilizzo in massa di lavoratori interinali». Il tutto pare diretto a un’altra organizzazione sindacale. E poi portano anche un attacco molto duro alla Saipem. Il tutto in relazione al suo sito produttivo di Intermare fabrication yard. «La Saipem – fa rilevare lo stesso sindacato – sfugge agli impegni sui reintegri stabili, adducendo come motivazione la crisi del settore oil&gas. Siamo di fronte ad uno scenario caratterizzato dal più basso volume di commesse registrato nell’ultimo ventennio. Allo stesso tempo assistiamo ad assegnazioni di lavori della stessa Saipem ad altri competitor dello stabilimento di Arbatax, con contratti che ammontano a diverse decine di milioni di euro, per lavorazioni similari a quelle eseguibili nello stabilimento metalmeccanico di Arbatax. Alla richiesta di giustificazioni in merito a tali assegnazioni la società non fornisce alcuna risposta». E rimarcano come il perdurare dell’assenza di commesse sullo stabilimento di Arbatax, oltre che compromettere la capacità organizzativa della Saipem stessa e la possibilità di gestire progetti di una certa importanza, ha seriamente minato il tessuto industriale dell’indotto locale. Le imprese ogliastrine, che nell’ultimo ventennio hanno ruotato intorno al volano della ex Intermare Sarda, oggi sono ridotte all’osso. L’impatto occupazionale registrato nell’ultimo quindicennio, con medie di 500 maestranze, diventerà un mero ricordo. «E’ stato più volte richiesto a Saipem – viene sottolineato – di ufficializzare le prospettive e le strategie industriali sullo stabilimento di Arbatax. Le risposte non arrivano. Anzi si acclama costantemente l’importanza e la strategicità del cantiere senza però fare nessun investimento in termini di capitale umano e di formazione. La società stanzia ingenti risorse per incoraggiare l’esodo decine di dipendenti e finanziare le uscite con l’articolo 4 della Legge Fornero, ma dimostra grande difficoltà a effettuare inserimenti vitali per il funzionamento della fabbrica. Ci si rifugia nel ricorso indiscriminato alle somministrazioni.D’altro canto, il saccheggio di risorse dallo stabilimento è continuo e incessante. La società non perde occasione per trovare ruoli o incarichi in progetti all’estero per le poche figure professionali di livello presenti nel sito di Arbatax». La Rsu Uilm e la segreteria territoriale Nuoro Ogliastra degli stessi metalmeccaìnici fanno rilevare «che le difficoltà dello stabilimento di Arbatax non siano più di tanto legate alla crisi di mercato, quanto alla volontà di questo management di canalizzare i lavori altrove. A nostro parere l’azionista “Cassa depositi e prestiti” (ministero del Tesoro) dovrebbe chiedere conto a Saipem del perché questa impresa, supportata da fondi pubblici, non dia adeguato ritorno e sostegno alla crescita dell’economia industriale italiana»
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