Opposizione all’attacco: avanti con atti illegittimi
di Francesco Pirisi
Fronte comune della minoranza: nel mirino il nome per la Fondazione Sardegna E Montesu accusa: «Violata la parità di genere, c’è soltanto una donna in giunta»
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NUORO. Nuove noie all’orizzonte per il sindaco Andrea Soddu riguardo alla designazione del rappresentante nella Fondazione di Sardegna. I gruppi di opposizione in Consiglio comunale hanno infatti scritto alla dirigenza del sodalizio bancario per chiedere uno “stop” alle procedure di scelta del nome, di competenza del Comune, all’interno della triade indicata nei giorni scorsi con decreto dello stesso sindaco. La designazione è illegittima, questo spiegano e sottoscrivono i nove membri di minoranza. Motivi ieri al centro di una conferenza stampa, da parte di Leonardo Moro (ex Pd), Pier Luigi Saiu (Uniti per Nuoro), Peppe Montesu (Nuova Nuoro), Mara Sanna (Cinque Stelle) e Basilio Brodu (Cambiamento. Insieme si può).
Il primo motivo di disapprovazione è il fatto di non avere investito della decisione il Consiglio comunale, tramite i suoi capigruppo. Lo ha rimarcato Moro: «È stata una scelta fatta dal sindaco, forse dopo un confronto in maggioranza. Ma senza tenere conto sia degli indirizzi datisi dall’assemblea civica nel 2005, circa l’obbligo di coinvolgere tutte le componenti consiliari. E senza considerare l’obbligo di garantire la rappresentanza di genere, che già dal 2013 è una regola fondamentale per la composizione degli organi rappresentativi». Soprattutto per quest’ultimo aspetto sarebbe da rivedere la triade uscita al municipio e composta dall’ingegnere Diego Porcu, insieme ai contabili Pasquale Mereu e Saverio Pericciuoli. Per sconfessarla, anche se facendo salvi i valori individuali dei professionisti, Moro, insieme a Saiu, Montesu, Sanna e Brodu, hanno aggiunto anche un motivo di opportunità, non presente nelle procedure della giunta Soddu: «La terna in cui scegliere il rappresentante sarebbe dovuta uscire fuori dopo un bando che raccogliesse le domande dei professionisti interessati ad assumere tale incarico. L’ha fatto il Comune di Sassari. Perché a Nuoro non si è provveduto?». Inoltre, l’opposizione, agguerrita e indispettita dalle ultime vicende, pensa che la nomina per la fondazione sia stata usata per «puntellare i precari equilibri di giunta», cambiata di recente, dopo i primi due anni e mezzo di mandato. Contro la quale viene scatenato un fuoco di fila, nel quale il colpo di grazia è quello dell’avvocato Basilio Brodu: «Colgo nella città gli elementi di una sofferenza generale, che tocca l’economia, la scuola, la quotidianità nel suo complesso. Non si può in queste condizioni prorogare per cinque mesi una verifica politica e credere che alla fine non abbia l’effetto di peggiorare le cose». Il centro della contestazione è proprio il rimpasto, chiuso con una rimodulazione delle deleghe e senza cambiare i nomi degli assessori. Ma senza tuttavia riuscire a evitare la perdita di uno dei tasselli della giunta, ossia l’ex assessora degli Affari generali e Personale, Maria Boi, della Città in Comune, che d’accordo col partito ha lasciato la giunta e la maggioranza, perché non gradiva lo spostamento ai Servizi sociali. Tanto che la delega è stata assunta “ad interim” da Soddu.
Le opposizioni anche in questo caso contestano il metodo. Saiu: «Mesi di crisi politica, alla fine dei quali ci siamo trovati di fronte ad assessori con nuove deleghe e altri ai quali sono state aggiunte delle competenze. Non si conoscono, visto che l’assemblea non è stata informata, le ragioni di cambiamenti, e quali uomini si ritiene abbiano lavorato bene oppure male, al punto da essere premiati o vedersi tolta la vecchia delega». Domande alle quali Soddu sembra pronto a rispondere nel primo Consiglio comunale utile, quando l’esecutivo-bis si presenterà sui banchi dell’aula di via Dante. Esordio però disseminato di altre incognite. Perché, ha incalzato Peppe Montesu, «siamo di fronte a una giunta illegittima. È presente solo una donna e, dunque, si è sotto la percentuale del 40 per cento che garantisce il rispetto della legge sulla rappresentanza di genere». Sarebbero gli effetti di un rimpasto nell’esecutivo non riuscito. I cui elementi di prova, aggiunge, «stanno nel fatto che mancano due dei componenti della prima giunta».
Il primo motivo di disapprovazione è il fatto di non avere investito della decisione il Consiglio comunale, tramite i suoi capigruppo. Lo ha rimarcato Moro: «È stata una scelta fatta dal sindaco, forse dopo un confronto in maggioranza. Ma senza tenere conto sia degli indirizzi datisi dall’assemblea civica nel 2005, circa l’obbligo di coinvolgere tutte le componenti consiliari. E senza considerare l’obbligo di garantire la rappresentanza di genere, che già dal 2013 è una regola fondamentale per la composizione degli organi rappresentativi». Soprattutto per quest’ultimo aspetto sarebbe da rivedere la triade uscita al municipio e composta dall’ingegnere Diego Porcu, insieme ai contabili Pasquale Mereu e Saverio Pericciuoli. Per sconfessarla, anche se facendo salvi i valori individuali dei professionisti, Moro, insieme a Saiu, Montesu, Sanna e Brodu, hanno aggiunto anche un motivo di opportunità, non presente nelle procedure della giunta Soddu: «La terna in cui scegliere il rappresentante sarebbe dovuta uscire fuori dopo un bando che raccogliesse le domande dei professionisti interessati ad assumere tale incarico. L’ha fatto il Comune di Sassari. Perché a Nuoro non si è provveduto?». Inoltre, l’opposizione, agguerrita e indispettita dalle ultime vicende, pensa che la nomina per la fondazione sia stata usata per «puntellare i precari equilibri di giunta», cambiata di recente, dopo i primi due anni e mezzo di mandato. Contro la quale viene scatenato un fuoco di fila, nel quale il colpo di grazia è quello dell’avvocato Basilio Brodu: «Colgo nella città gli elementi di una sofferenza generale, che tocca l’economia, la scuola, la quotidianità nel suo complesso. Non si può in queste condizioni prorogare per cinque mesi una verifica politica e credere che alla fine non abbia l’effetto di peggiorare le cose». Il centro della contestazione è proprio il rimpasto, chiuso con una rimodulazione delle deleghe e senza cambiare i nomi degli assessori. Ma senza tuttavia riuscire a evitare la perdita di uno dei tasselli della giunta, ossia l’ex assessora degli Affari generali e Personale, Maria Boi, della Città in Comune, che d’accordo col partito ha lasciato la giunta e la maggioranza, perché non gradiva lo spostamento ai Servizi sociali. Tanto che la delega è stata assunta “ad interim” da Soddu.
Le opposizioni anche in questo caso contestano il metodo. Saiu: «Mesi di crisi politica, alla fine dei quali ci siamo trovati di fronte ad assessori con nuove deleghe e altri ai quali sono state aggiunte delle competenze. Non si conoscono, visto che l’assemblea non è stata informata, le ragioni di cambiamenti, e quali uomini si ritiene abbiano lavorato bene oppure male, al punto da essere premiati o vedersi tolta la vecchia delega». Domande alle quali Soddu sembra pronto a rispondere nel primo Consiglio comunale utile, quando l’esecutivo-bis si presenterà sui banchi dell’aula di via Dante. Esordio però disseminato di altre incognite. Perché, ha incalzato Peppe Montesu, «siamo di fronte a una giunta illegittima. È presente solo una donna e, dunque, si è sotto la percentuale del 40 per cento che garantisce il rispetto della legge sulla rappresentanza di genere». Sarebbero gli effetti di un rimpasto nell’esecutivo non riuscito. I cui elementi di prova, aggiunge, «stanno nel fatto che mancano due dei componenti della prima giunta».
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