La Nuova Sardegna

Nuoro

Il centrosinistra rivendica la posa della prima pietra

di Luciano Piras
Il centrosinistra rivendica la posa della prima pietra

Bianchi, Moro, Porcu e Sulas: un risultato frutto della continuità amministrativa «La caserma è oggi una realtà e noi vigileremo sul rispetto degli impegni»

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NUORO. «Non è vero che in campagna elettorale si dicono solo bugie. Ci deve essere spazio per raccontare verità, per testimoniare correttezza, lealtà, onestà intellettuale prima che politica». A tre giorni dalla consegna all’Esercito della nuova caserma di Pratosardo, il centrosinistra nuorese prende la parola per mettere i puntini sulle i. «La caserma di Pratosardo affonda le sue radici nell’Accordo di programma firmato alla fine degli anni ‘90 dall’allora sindaco Carlo Forteleoni e portato avanti in seguito dal sindaco Mario Zidda e che fu nei fatti archiviata dal ministro della Difesa del Governo Prodi, Arturo Parisi nel 2007» ricordano dai banchi dell’opposizione i consiglieri comunali Alessandro Bianchi (Pd), Leonardo Moro (ex Pd), Nicola Porcu (La Nuoro che vogliamo-Bianchi sindaco) e Salvatore Sulas (Liberi e Uguali).

«Nel corso di una visita a Nuoro, infatti, Parisi comunicò come gli scenari e le esigenze del nuovo piano nazionale della Difesa fossero cambiati e come Nuoro non fosse più strategica all’interno di essi» vanno avanti i quattro consiglieri. «Lo stesso Parisi però nel marzo 2008 nell’imminenza delle nuove elezioni, la riesumò attraverso una comunicazione ministeriale prevedendo di dislocare a Nuoro un reparto dell’Esercito con 150 soldati. Ma, a onor del vero – sottolineano Bianchi, Moro, Porcu e Sulas –, è con Giuseppe Cossiga sottosegretario che trova finalmente la spinta decisiva; sua la proposta di dislocare a Nuoro un battaglione della Brigata Sassari, sua l’iniziativa che fa superare ostacoli burocratici e logistici che di volta in volta erano stati richiamati, quasi a giustificare un procedere laborioso, al punto da apparire strategico (quello sì)».

«Da allora, la posa della “prima pietra”, l’accantieramento, la frenetica attività dell’impresa Pellegrini, gli edifici che giorno dopo giorno si sostituivano ai vecchi ruderi cambiando la morfologia dei luoghi, hanno trovato come unico freno a dire il vero, i singhiozzi periodici della Regione nel momento in cui si trattava di onorare i pagamenti all’impresa degli stati di avanzamento».

La ricostruzione storica porta poi a metà del 2015, con la fine del mandato della giunta Bianchi, l’ultima di marchio centrosinistra: «L’opera era giunta praticamente a compimento tranne che per alcune sistemazioni esterne e, finalmente anche la Regione con sorprendente sollecitudine, ha trovato modo di cambiare passo». «La caserma è oggi una realtà e noi vigileremo sul rispetto degli impegni – sottolineano Alessandro Bianchi, Leonardo Moro, Nicola Porcu e Salvatore Sulas –. Deve essere una reale prospettiva per tutti i militari sardi che possono trovare in essa un’occasione di lavoro e impegno vicino alla terra di origine. La consegna della struttura è stato un passaggio delicato ma è anche testimonianza – e qui sta il messaggio chiaramente politico – che i nuovi amministratori mostrano anche in questo caso (Scuola media n° 1, Contratto di quartiere di Preda Istrada, Strada pedemontana, sistemazione delle viabilità cittadina, rotonde comprese, Centro intermodale) di apprezzare e perseguire obiettivi delle precedenti amministrazioni. Niente di strano, si chiama continuità amministrativa. Bene così, che si proceda su questa strada anche per il Campus nell’area di viale Sardegna: è l’unica sicura. Abbandonarla espone a rischi, spesso a brutte figure. Abbandonati i cattivi consiglieri, smascherati i falsi salvatori della patria si risponda ai bisogni primari dei cittadini privilegiando come in questo caso, la concretezza al sogno».

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