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Nuoro

«Erano pronti a colpire ancora»

«Erano pronti a colpire ancora»

I due arrestati per la bomba all’Europcar avrebbero pianificato altri atti criminali

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NUORO. Quello messo a segno a Nuoro potrebbe non essere l’unico attentato dinamitardo progettato dai presunti autori dell’intimidazione contro l’Europcar di viale Trieste. Giulio Rocca e Antonio Lattone potrebbero essere stati fermati dai poliziotti poco prima di un’altra azione criminosa. Ne sono convinti gli investigatori della Squadra mobile di Nuoro che li hanno fermati all’alba di sabato nelle campagne di Ottana. I due (così come il presunto mandante dell’intimidazione, Ermanno Palomba) sono vecchie conoscenze delle forze dell’ordine.

In particolare Giulio Rocca, di Orani, ha un vecchio conto in sospeso con la polizia di Stato. L’uomo, nel 2005, venne catturato dopo neanche un’ora dall’assalto a colpi di mazza alle poste nuoresi di via Santa Barbara. Rocca dopo una fuga rocambolesca a bordo di un’Alfa 155 sulla Nuoro-Lanusei con i suoi complici, con una pattuglia della Squadra mobile, allora condotta dall’attuale questore Massimo Colucci, che lo speronava, una della Polstrada alle calcagna e un elicottero sulla testa, venne arrestato. Ed ora torna far parlare di sé. Sul suo capo, come su quello di Lattone e di Palomba, che si trovano detenuti nel carcere nuorese di “Badu ’e carros” su disposizione del gip di Nuoro, pende l’accusa di estorsione aggravata, detenzione di materiale esplosivo e danneggiamento aggravato.

Secondo gli investigatori i due pregiudicati, su incarico di Palomba titolare dell’Avis (agenzia di autonoleggio concorrente dell’Europcar), avrebbero posizionato l’ordigno rudimentale, confezionato con dell’esplosivo da cava all’ingresso dell’attività di Cipriano Corrias aperta qualche mese addietro in viale Trieste. Inchiodati – secondo i poliziotti – dai filmati dall’impianto di videosorveglianza della zona quando sono stati fermati dagli agenti hanno mostrato sorpresa. I due, evidentemente, non si aspettavano di venire fermati. Ed ora dovranno rispondere alle pesanti accuse. (g.f.)

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