Confiscata la palazzina del superlatitante
di Giusy Ferreli
La caccia ad Attilio Cubeddu: provvedimento definitivo per la casa di Arzana dove ancora abitano la moglie e la figlia
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ARZANA. Scatta la confisca definitiva per la casa di Attilio Cubeddu, il latitante di Arzana scomparso dai radar delle forze dell’ordine nel gennaio del 1997 quando, durante un permesso premio dal carcere di “Badu e carros”, si diede alla macchia.
Nell’edificio, una palazzina a quattro piani con l’intonaco a vista costruito nel quartiere di San Martino, nella zona pianeggiante del paese ogliastrino, attualmente vivono la moglie e una delle tre figlie del latitante ogliastrino condannato per sequestro di persona e nella black list dei ricercati più pericolosi d’Italia. La casa è stata confiscata dai carabinieri del Ros di Cagliari su decreto della sezione della corte d’Appello di Roma che si occupa delle misure di prevenzione. Il provvedimento riguarda il fabbricato che venne edificato, ormai decenni fa, su un terreno di 500 metri quadri nel paese d’origine del latitante. L’operazione costituisce l’atto finale, e irreversibile, di lunghe e complesse indagini patrimoniale e sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. L’ipotesi investigativa, ratificata dalla magistratura capitolina, ha ritenuto che l’immobile confiscato – il cui valore è stato stimato in 400mila euro – sia il frutto dei sequestri compiuti tempo addietro da Cubeddu e per il quale è stato condannato in via definitiva dalla giustizia italiana.
La sorte della palazzina è ora nelle mani dell’agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati alla criminalità che dovrà occuparsi, in una prima fase dell’acquisizione dell’immobile. In un secondo momento si dovrà poi decidere la nuova destinazione d’uso della palazzina di viale San Martino che, sempre secondo la legge che regola la materia, dovrà essere utilizzata esclusivamente per fini sociali o istituzionali. La confisca, eseguita dai militari del capoluogo segue il sequestro avvenuto nel 2016. In quell’occasione, il provvedimento interessò beni mobili e immobili nei comuni di Arzana e Gairo, per un valore di 800mila euro e venne eseguito ancora una volta dai carabinieri del Ros e delle compagnie di Lanusei e Jerzu con gli specialisti dello squadrone dei Cacciatori di Sardegna. Il sequestro dei beni fu la prosecuzione di un analogo iter giudiziario intrapreso nel 2008 in Sardegna e che venne interrotto poiché i reati per i quali il latitante è stato condannato in via definitiva a 30 anni di carcere, vennero commessi in Emilia Romagna, Lazio e Toscana, territori che hanno reso incompetente l’autorità giudiziaria sarda. La notizia della confisca della casa dove abitano i familiari di Cubeddu si è diffusa velocemente ad Arzana. Marco Melis, sindaco del centro ogliastrino dichiara di sentirsi umanamente vicino alla moglie e alla figlia che dovranno presto lasciare l’abitazione «Parlo più da padre che da sindaco e non ritengo giusto che i figli paghino per le colpe dei genitori» dice il primo cittadino arzanese. «Credo che, soprattutto a distanza di tanti anni, pur sapendo che al giustizia deve fare il suo corso, questo sia un accanimento nei confronti di una famiglia che sta pagando per colpe altrui» aggiunge Melis che ricorda come, a finire sotto sequestro nel 2016, fu anche la macchina che la moglie di Cubeddu usava per distribuire i giornali nella zona.
«Messi i sigilli alla macchina – osserva il sindaco di Arzana – questa donna è rimasta senza lavoro. Dal lato umano sono vicino a queste persone». Il provvedimento di confisca della corte d’Appello di Roma è definitivo. Ed ora le due donne, moglie e figlia de ricercato arzanese, dovranno trovarsi al più presto un’altra sistemazione.
Nell’edificio, una palazzina a quattro piani con l’intonaco a vista costruito nel quartiere di San Martino, nella zona pianeggiante del paese ogliastrino, attualmente vivono la moglie e una delle tre figlie del latitante ogliastrino condannato per sequestro di persona e nella black list dei ricercati più pericolosi d’Italia. La casa è stata confiscata dai carabinieri del Ros di Cagliari su decreto della sezione della corte d’Appello di Roma che si occupa delle misure di prevenzione. Il provvedimento riguarda il fabbricato che venne edificato, ormai decenni fa, su un terreno di 500 metri quadri nel paese d’origine del latitante. L’operazione costituisce l’atto finale, e irreversibile, di lunghe e complesse indagini patrimoniale e sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. L’ipotesi investigativa, ratificata dalla magistratura capitolina, ha ritenuto che l’immobile confiscato – il cui valore è stato stimato in 400mila euro – sia il frutto dei sequestri compiuti tempo addietro da Cubeddu e per il quale è stato condannato in via definitiva dalla giustizia italiana.
La sorte della palazzina è ora nelle mani dell’agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati alla criminalità che dovrà occuparsi, in una prima fase dell’acquisizione dell’immobile. In un secondo momento si dovrà poi decidere la nuova destinazione d’uso della palazzina di viale San Martino che, sempre secondo la legge che regola la materia, dovrà essere utilizzata esclusivamente per fini sociali o istituzionali. La confisca, eseguita dai militari del capoluogo segue il sequestro avvenuto nel 2016. In quell’occasione, il provvedimento interessò beni mobili e immobili nei comuni di Arzana e Gairo, per un valore di 800mila euro e venne eseguito ancora una volta dai carabinieri del Ros e delle compagnie di Lanusei e Jerzu con gli specialisti dello squadrone dei Cacciatori di Sardegna. Il sequestro dei beni fu la prosecuzione di un analogo iter giudiziario intrapreso nel 2008 in Sardegna e che venne interrotto poiché i reati per i quali il latitante è stato condannato in via definitiva a 30 anni di carcere, vennero commessi in Emilia Romagna, Lazio e Toscana, territori che hanno reso incompetente l’autorità giudiziaria sarda. La notizia della confisca della casa dove abitano i familiari di Cubeddu si è diffusa velocemente ad Arzana. Marco Melis, sindaco del centro ogliastrino dichiara di sentirsi umanamente vicino alla moglie e alla figlia che dovranno presto lasciare l’abitazione «Parlo più da padre che da sindaco e non ritengo giusto che i figli paghino per le colpe dei genitori» dice il primo cittadino arzanese. «Credo che, soprattutto a distanza di tanti anni, pur sapendo che al giustizia deve fare il suo corso, questo sia un accanimento nei confronti di una famiglia che sta pagando per colpe altrui» aggiunge Melis che ricorda come, a finire sotto sequestro nel 2016, fu anche la macchina che la moglie di Cubeddu usava per distribuire i giornali nella zona.
«Messi i sigilli alla macchina – osserva il sindaco di Arzana – questa donna è rimasta senza lavoro. Dal lato umano sono vicino a queste persone». Il provvedimento di confisca della corte d’Appello di Roma è definitivo. Ed ora le due donne, moglie e figlia de ricercato arzanese, dovranno trovarsi al più presto un’altra sistemazione.
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