La Nuova Sardegna

Nuoro

Orune, 31 indagati per favoreggiamento

di Luca Urgu
Orune, 31 indagati per favoreggiamento

Avviso di chiusura indagini per i giovani del Comitato del Carmelo: presenti alla rissa ma accusati di aver taciuto

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NUORO. Per tutti la sintesi accusatoria coincide con la frase “dichiaravano il falso e omettevano il vero”. Per la Procura di Nuoro, che nei giorni scorsi ha notificato il cosiddetto avviso conclusioni indagini ai 31 indagati, tutti di Orune, avrebbero dichiarato il falso ai carabinieri del nucleo investigativo provinciale che li interrogarono aiutando di fatto Alberto Cubeddu e Paolo Enrico Pinna, i due presunti autori degli omicidi di Gianluca Monni e Stefano Masala, ad eludere le indagini. Per tutti, sono quasi tutti i giovani del Comitato della festa del Carmelo, gli organizzatori della festa in occasione di Cortes apertas, dove il 14 dicembre del 2014 avvenne la rissa ormai individuata come il movente dell’omicidio Monni, il reato contestato è di favoreggiamento personale.

Ai trentuno indagati – ben sedici sono ragazze – è stato notificato il 415 bis che li informa delle indagini nei loro confronti si sono concluse e che a questo punto dovranno farsi assistere da un avvocato e nel caso lo ritenessero opportuno presentare delle memorie difensive o chiedere di essere interrogati dal pm. In pratica secondo l’ipotesi accusatoria pur essendo nella sala dove avvenne la rissa evitarono di dirlo ai militari che li sentirono a verbale dopo l’omicidio dello studente Gianluca Monni, ucciso a pochi metri dalla sua abitazione da un commando di due persone la mattina dell’8 maggio di due anni fa. Ora nei confronti di quei giovani che sentiti a sommarie informazioni dai carabinieri del comando provinciale di Nuoro che ricostruirono con fatica i fatti avvenuti quella sera, si aprono nuovi scenari. O un processo appunto per favoreggiamento personale, ma non è nemmeno escluso che la loro posizione possa venire archiviata dalla stessa Procura. Niente al momento si può scartare. In effetti per i due delitti sono stati individuati e arrestati da tempo i due presunti responsabili: i cugini di Nule e Ozieri Paolo Pinna e Alberto Cubeddu. Il primo, minorenne all’epoca dei fatti, è stato già condannato sia in primo grado dal Tribunale dei minori di Sassari con il giudizio abbreviato a 20 anni di reclusione, pena confermata nel dicembre del 2017 dalla Corte d’assise d’appello. È invece in pieno svolgimento il processo davanti alla Corte d’assise di Nuoro a carico di Alberto Cubeddu. Dibattimento che procede spedito con l’audizione dei testi della difesa del giovane e che proprio nei prossimi giorni subirà una accelerazione con una calendarizzazione molto più intensa delle udienze previste per tutto marzo. Cubeddu (così come Pinna) è anche accusato dell’omicidio di Stefano Masala, 29 anni di Nule, il cui corpo non è stato mai ritrovato.

Il giovane scomparve invece la sera prima del delitto di Monni e, secondo gli inquirenti, sarebbe stato ammazzato dai due cugini che volevano così eliminare un testimone scomodo e fa ricadere su di lui la colpa dell’agguato allo studente, che avevano compiuto usando l’auto di Masala. A scatenare la furia omicida dei due cugini sarebbe stata la lite scoppiata durante la festa di Cortes apertas a Orune tra Pinna e Monni intervenuto a difendere la sua ragazza. Ben diversa l’accusa nei confronti dei ragazzi di Orune del Comitato della festa del Carmelo. Per gli inquirenti tutti, con rare eccezioni, pur essendo a conoscenza di molti retroscena preferirono non parlare con gli investigatori, trincerandosi dietro un atteggiamento omertoso che rese molto più complicata l’indagine sui delitti. Sentiti a verbale le loro dichiarazioni furono vaghe oltre il limiti, sia sulle dinamiche della rissa in cui Paolo Pinna venne disarmato e picchiato dopo aver minacciato con una pistola Gianluca Monni, ma anche sul successivo episodio. Ovvero quando Pinna a bordo della Panda guidata da Stefano Masala fu fatto scendere dall’auto e ancora una volta percosso prima che lasciasse il paese. Ora la Procura di Nuoro ha presentato il conto ai 31 testimoni poco collaborativi.

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