«Giù le mani dall’acqua di Olai»
di Nino Muggianu
Orgosolo, il sindaco chiede che la diga non venga svuotata come un anno fa
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ORGOSOLO. Orgosolo stretto nella morsa di due dighe, una a monte, quella di Olai e l’altra a valle, quella di Cumbidanovu quando sarà ultimata. L'invaso di Olai fornisce l’acqua oltre che alla rete cittadina di Orgosolo, anche a Dorgali e Nuoro. La diga di Cumbidanovu è un «miraggio, come afferma il sindaco Dionigi Deledda che si dice preoccupatissimo se si dovesse ripetere l’andazzo dello scorso anno, per quanto riguarda lo sbarramento di Olai che nel periodo estivo era ai minimi termini della capienza per cui si è dovuti ricorrere alle restrizioni idriche. «Visto quanto è successo un anno fa – dice il primo cittadino – metto le mani avanti perchè per gli errori di qualcuno, la scorsa estate hanno creato danni incalcolabili per la mancanza dell’acqua che era stata buttata in mare. Che non succeda un’altra volta che Abbanoa decida di svuotare la diga di Olai – rimarca Deledda – Lo scorso anno l’hanno svuotata perchè si sarebbero dovuti fare dei lavori. Cantieri che però non sono mai stati aperti e noi ci siamo trovati senza acqua quando serviva. Speriamo che non succeda ancora».
l sindaco, pur non avendo ricevuto nessuna comunicazione da parte degli enti preposti ha la sensazione che ciò che si è già verificato, possa succedere ancora.
«I lavori famosi non sono mai stati fatti – ha aggiunto il primo cittadino di Orgosolo – È passato un anno e non si è visto nessuno perciò ma la paura è tanta».
Per quanto riguarda poi la diga di Cumbidanovu, il sindaco barbaricino parla di miraggio. «Su quel versante non c’è nessuna novità – aggiunge – Un’opera i cui lavori erano iniziati nel 1989, a distanza di 30 anni è ferma ai blocchi di partenza».
Per Deledda l’alluvione del novembre 2013 «è servita per trovare una scusa più plausibile per bloccare i lavori. In altri posti – sottolinea – i lavori vengono iniziati e pure terminati. Qui nulla. È una vera vergogna a parte il danno ambientale per il territorio. Siamo sotto il regime della burocrazia. Incredibile il tempo che si perde e, soprattutto, i soldi che vengono spesi tra perizie e controperizie senza che si arrivi a una conclusione. Sono passati cinque anni dal devastante passaggio del ciclone Cleopatra e la telenovela di questa diga continua all’infinito. Si trova una data, si raggiunge l’accordo poi, sistematicamente si riparte da zero. Un gioco dell’oca in cui a rimetterci però è tutto il territorio».
«Siamo convinti che se la diga di Cumbidanovu fosse già stata ultimata, forse i danni al ponte di Oloè sarebbero stati limitati e non saremmo qui ancora a lottare con la chiusura della strada». Di questo è convinto Raffaele Muscau, orgolese del comitatro per la diga di Cumbidanovu, intervenuto durante la marcia di protesta a sul ponte di Oloè organizzata una settimana fa.
l sindaco, pur non avendo ricevuto nessuna comunicazione da parte degli enti preposti ha la sensazione che ciò che si è già verificato, possa succedere ancora.
«I lavori famosi non sono mai stati fatti – ha aggiunto il primo cittadino di Orgosolo – È passato un anno e non si è visto nessuno perciò ma la paura è tanta».
Per quanto riguarda poi la diga di Cumbidanovu, il sindaco barbaricino parla di miraggio. «Su quel versante non c’è nessuna novità – aggiunge – Un’opera i cui lavori erano iniziati nel 1989, a distanza di 30 anni è ferma ai blocchi di partenza».
Per Deledda l’alluvione del novembre 2013 «è servita per trovare una scusa più plausibile per bloccare i lavori. In altri posti – sottolinea – i lavori vengono iniziati e pure terminati. Qui nulla. È una vera vergogna a parte il danno ambientale per il territorio. Siamo sotto il regime della burocrazia. Incredibile il tempo che si perde e, soprattutto, i soldi che vengono spesi tra perizie e controperizie senza che si arrivi a una conclusione. Sono passati cinque anni dal devastante passaggio del ciclone Cleopatra e la telenovela di questa diga continua all’infinito. Si trova una data, si raggiunge l’accordo poi, sistematicamente si riparte da zero. Un gioco dell’oca in cui a rimetterci però è tutto il territorio».
«Siamo convinti che se la diga di Cumbidanovu fosse già stata ultimata, forse i danni al ponte di Oloè sarebbero stati limitati e non saremmo qui ancora a lottare con la chiusura della strada». Di questo è convinto Raffaele Muscau, orgolese del comitatro per la diga di Cumbidanovu, intervenuto durante la marcia di protesta a sul ponte di Oloè organizzata una settimana fa.
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