«I Comuni protagonisti nella gestione di Abbanoa»
La sindaca di Fonni attacca il centralismo dell’ente idrico: lo dice anche l’Anac «La diga del Govossai è una servitù senza contropartite, faremo pagare l’Imu»
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NUORO. «Con Abbanoa abbiamo un problema, ed è un problema che non abbiamo “solo noi”. È un problema di tutti i comuni della Sardegna. Riguarda la gestione, totalmente concentrata su un unico soggetto: la Regione». Pacata, ma chiara e determinata come sempre, Daniela Falconi, sindaco di Fonni, uno degli amministratori più ascoltati del centro Sardegna, dice la sua nel dibattito che vede sul banco degli imputati il gestore idrico regionale, che tra class action, annunci di secessione e polemiche sul rapporto tra costi ed efficienza vive un momento di forte impopolarità. Lo fa partendo da un caso che conosce da vicino: la diga del Govossai, che ricade nel territorio di Fonni. «In questi giorni sta tracimando, era accaduto lo stesso lo scorso anno, dopo le grandi nevicate di gennaio – dice il sindaco – Abbanoa sostiene che l’acqua non va perduta, ma va ad alimentare il lago di Gusana. Il problema è che lo scorso anno, dopo aver vissuto settimane di incubo con la neve, abbiamo subito gravi restrizioni nei mesi successivi. Ci era stato assicurato che l’acqua in eccesso sarebbe confluita nella vicina diga di Olai, in territorio di Orgosolo, ma così non è stato, visto che i lavori di interconnessione tra i due bacini non sono stati portati a termine nonostante le promesse. Per queste ragioni ho timore che anche la prossima estate, se non prima, saremo costretti a subire nuove pesanti restrizioni idriche nonostante ora di acqua ce ne sia a sufficienza, e provenga proprio dalle sorgenti di Fonni». Dal canto suo Abbanoa ribadisce il fatto che non si può pensare alla gestione dell’intero sistema idrico in termini territoriali, ma occorre farlo nell’ambito di una strategia generale, dunque ben più ampia.
Daniela Falconi non lo dice, ma sicuramente ha difficoltà a spiegare ai suoi quattromila concittadini, che per sette mesi anni bevono acque dalle sorgenti a monte del paese, sia pure attraverso la rete Abbanoa, che pur avendo l’acqua in casa devono subire le restrizioni come qualsiasi comune meno in quota di Fonni. Pagandola allo stesso prezzo di tutti gli altri, inoltre. Ma è evidente che qualcosa nella gestione unica non va. Che fare, allora? «Non sono tra quelli che dicono che dovremmo riprenderci la gestione dell’acqua. Non penso sia possibile per la situazione in cui versano i nostri comuni, impossibilitati non solo ad assumere personale per il controllo e la gestione, ma anche a reperire risorse per le manutenzioni e il funzionamento».
E allora? «Sono per un ente unico totalmente diverso da quello che abbiamo visto fino ad ora. Più snello e magari con sub ambiti e soprattutto, con i comuni e i cittadini protagonisti delle scelte. Dico anche che i 29 comuni che sono fuori da Abbanoa non sono mai entrati e che, a legislazione vigente, per tutti gli altri non è possibile uscirne e non si capisce come mai, quando altri avevano il potere di decidere non siano usciti dal gestore unico».
Falconi ricorda che sullo “strapotere” della Regione all’interno di Abbanoa si è espressa anche l’Anac, l’autorità anticorruzione. «L’Anac dice che la partecipazione azionaria maggioritaria della Regione in Abbanoa spa (68,11%), a fronte della eccessiva parcellizzazione delle residue quote azionarie in capo agli enti comunali, affievolisce in modo significativo i poteri degli azionisti a incidere sulle attività e sulla gestione».
E sul caso della diga, la sindaca non demorde: «La diga del Govossai è interamente realizzata in territorio di Fonni. Per realizzarla il nostro Comune ha rinunciato non solo a terreni molto fertili ma a una vastissima porzione di territorio. Gli anziani dicono anche che da quando esiste la diga il microclima è totalmente cambiato. Per noi quella diga è una vera e propria servitù. Una servitù ceduta in blocco ad Abbanoa per la quale non abbiamo mai ricevuto nulla in cambio. Stiamo mettendo insieme i pezzi, i mappali, le particelle, le aliquote per farci riconoscere almeno la parte di Imu che ci spetta che non ci è stata mai riconosciuta». (p.me.)
Daniela Falconi non lo dice, ma sicuramente ha difficoltà a spiegare ai suoi quattromila concittadini, che per sette mesi anni bevono acque dalle sorgenti a monte del paese, sia pure attraverso la rete Abbanoa, che pur avendo l’acqua in casa devono subire le restrizioni come qualsiasi comune meno in quota di Fonni. Pagandola allo stesso prezzo di tutti gli altri, inoltre. Ma è evidente che qualcosa nella gestione unica non va. Che fare, allora? «Non sono tra quelli che dicono che dovremmo riprenderci la gestione dell’acqua. Non penso sia possibile per la situazione in cui versano i nostri comuni, impossibilitati non solo ad assumere personale per il controllo e la gestione, ma anche a reperire risorse per le manutenzioni e il funzionamento».
E allora? «Sono per un ente unico totalmente diverso da quello che abbiamo visto fino ad ora. Più snello e magari con sub ambiti e soprattutto, con i comuni e i cittadini protagonisti delle scelte. Dico anche che i 29 comuni che sono fuori da Abbanoa non sono mai entrati e che, a legislazione vigente, per tutti gli altri non è possibile uscirne e non si capisce come mai, quando altri avevano il potere di decidere non siano usciti dal gestore unico».
Falconi ricorda che sullo “strapotere” della Regione all’interno di Abbanoa si è espressa anche l’Anac, l’autorità anticorruzione. «L’Anac dice che la partecipazione azionaria maggioritaria della Regione in Abbanoa spa (68,11%), a fronte della eccessiva parcellizzazione delle residue quote azionarie in capo agli enti comunali, affievolisce in modo significativo i poteri degli azionisti a incidere sulle attività e sulla gestione».
E sul caso della diga, la sindaca non demorde: «La diga del Govossai è interamente realizzata in territorio di Fonni. Per realizzarla il nostro Comune ha rinunciato non solo a terreni molto fertili ma a una vastissima porzione di territorio. Gli anziani dicono anche che da quando esiste la diga il microclima è totalmente cambiato. Per noi quella diga è una vera e propria servitù. Una servitù ceduta in blocco ad Abbanoa per la quale non abbiamo mai ricevuto nulla in cambio. Stiamo mettendo insieme i pezzi, i mappali, le particelle, le aliquote per farci riconoscere almeno la parte di Imu che ci spetta che non ci è stata mai riconosciuta». (p.me.)
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