Arzana, sequestro Soffiantini: il servizio su Raidue fa infuriare il sindaco
Marco Melis stigmatizza l'idea passata attraverso i due minuti di reportage di una comunità omertosa: abbiamo investito tanto su scuola ed educazione, i risultati ci sono
ARZANA. «In poco meno di due minuti di servizio televisivo sono andati in fumo anni di sforzi per dare ad Arzana un immagine diversa». È rammaricato Marco Melis, e anche un pò risentito. Secondo il sindaco del centro ogliastrino quel breve passaggio sul telegiornale di Rai 2 che ha raffigurato il suo paese come una comunità abituata a tacere per non dire omertosa, non rende giustizia al percorso intrapreso da tempo.
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«Un fatto di cronaca che, giustamente deve essere riportato, non può però trasformarsi in una gogna mediatica come quella cui abbiamo assistito» commenta il sindaco arzanese riferendosi al servizio della televisione pubblica che ha preso spunto dalla recente morte di Giuseppe Soffiantini, che venne sequestrato dall'Anomia sarda e dalla confisca della casa del latitante Attilio Cubeddu sospettato di essere coinvolto nel rapimento dell'imprenditore.
«Arzana è stata dipinta come un luogo di banditi. E ciò poteva anche essere vero trent'anni fa. Ma Abbiamo investito sulla scuola e sull'educazione, ci sono tantissimi laureati e diverse eccellenze, esempi di un riscatto sociale che non può essere mortificato» incalza Melis che crede nella maturazione sociale della sua comunità. Torna ancora sulla vicenda di Cubeddu, latitante da più di vent'anni e su quella della sua famiglia, moglie e figlia che dovranno lasciare la casa confiscata. «Bisogna rispettare e ottemperare ai provvedimenti della giustizia ma io sono vicino a queste persone. I figli non devono pagare per gli errori dei padri». E
intanto la protesta contro il servizio del telegiornale e le parole usate dall'inviata monta anche sui social. Facebook è stata invasa da post di diverso tenore, post che vanno dall'indignazione alla rabbia. Arzanesi e ogliastrini non hanno apprezzato e per nulla il ritratto del paese non lo hanno mandato a dire. (g.f.)
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