«Il parco di Tepilora brand del territorio»
di Sergio Secci
Parla il neo direttore Stefano Dionati che punta a far diventare l’area protetta un’opportunità
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POSADA. Arriva da Roma il nuovo direttore del parco di Tepilora. Ed è pronto a far valere la sua esperienza maturate a livello ministeriale per oltre due lustri. «Sto per completare un ciclo di lavoro esaltante, durato 7 anni e mezzo con risultati davvero importanti» dice Stefano Dionati il neo direttore nato nella capitale, ma con genitori di origini emiliane e romagnole. «Sono uno a cui piacciono le sfide, e ho bisogno sempre di nuove motivazioni. Questo parco – prosegue Dionati – mi sembra nato sotto una buona stella: ci sono amministratori bravi e attenti ai temi dell’ambiente. Per me sarà stimolante cimentarmi con problematiche un po’ diverse da quelle che ho affrontato in questi anni, sarà anche una crescita professionale». Dionati dice di conoscere bene la Sardegna. «Mi sono occupato delle aree marine protette sarde quando ho lavorato per 13 anni al Ministero dell’ambiente» spiega il funzionario appena arrivato in un parco che muove i primi passi. «Si tratta di un piccolo grande parco, voluto dal basso e sorretto dalle istituzioni che contano, le prospettive sono ottime. Di Tepilora si può fare il brand del territorio, puntando alla sostenibilità delle attività in generale, ma soprattutto del turismo» prosegue Dionati che conosce il nuovo presidente, Roberto Tola, geologo come lui. «Ho avuto modo di sentirmi telefonicamente anche con gli altri sindaci, mi sono sembrati tutti con un atteggiamento molto positivo. All’inizio mi dedicherò ad osservare e conoscere il territorio, studiare quanto è stato già fatto, le problematiche e le opportunità».
Ma quali le differenze tra dirigere un parco terrestre e un area marina protetta? «A parte gli aspetti tecnici, caratteristiche dei luoghi e aspetti ambientali e normativi, la differenza fondamentale è che un parco terrestre è abitato dall’uomo, mentre il mare non lo è. Anche le conoscenze sull’ambiente terrestre, più a portata di mano, sono maggiori. Però alla fine il lavoro è simile, è questione di metodo, ci vuole governance, competenza e passione». Di sicuro- almeno secondo il funzionario – questo parco può recitare un ruolo importante: Mab Unesco, Ramsar e tante peculiarità lo rendono una pedina importante nello scacchiere delle aree protette. «Il parco è giovane – conclude il direttore – ma è partito con il piede giusto, sono stati già fatti passi importanti, segno che la comunità locale è matura per intraprendere questa sfida».
Ma quali le differenze tra dirigere un parco terrestre e un area marina protetta? «A parte gli aspetti tecnici, caratteristiche dei luoghi e aspetti ambientali e normativi, la differenza fondamentale è che un parco terrestre è abitato dall’uomo, mentre il mare non lo è. Anche le conoscenze sull’ambiente terrestre, più a portata di mano, sono maggiori. Però alla fine il lavoro è simile, è questione di metodo, ci vuole governance, competenza e passione». Di sicuro- almeno secondo il funzionario – questo parco può recitare un ruolo importante: Mab Unesco, Ramsar e tante peculiarità lo rendono una pedina importante nello scacchiere delle aree protette. «Il parco è giovane – conclude il direttore – ma è partito con il piede giusto, sono stati già fatti passi importanti, segno che la comunità locale è matura per intraprendere questa sfida».
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