Capitozzatura, il caso approda in Regione
Interrogazione di sette consiglieri. L’ex direttore dell’Ente foreste: una follia vietata dall’appalto
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NUORO. Non si placa la polemica sulla capitozzatura, il tipo di potatura radicale adottato dall’amministrazione comunale per quella che sarebbe dovuta essere un’operazione di ordinaria manutenzione di una parte importante dell’arredo urbano. Viste le ristrettezze dei conti comunali, non c’era altra soluzione che un intervento semplice e rapido, è stata la risposta della giunta di fronte alle tante proteste di cittadini e associazioni ambientaliste. Ma l’indignazione non si placa, anche perché il taglio indiscriminato prosegue in questi giorni, al punto che il caso è arrivato in consiglio regionale, primo firmatario Roberto Deriu (a seguire Piscedda, Moriconi, Comandini, Meloni Valerio, Cossa e Sabatini). Chiedono l’intervento della giunta Pigliaru «per evitare che i comuni perseverino nell'utilizzo della tecnica della capitozzatura ormai conosciuta come dannosa per gli alberi, contraria alla difesa dell'ambiente, e più onerosa della normale corretta potatura».
Sul caso interviene anche Felice Corda, già direttore regionale dell’Ente Foreste. Critica la scelta operata ma vi vede anche una violazione contrattuale rispetto al capitolato d’appalto dell’intervento. Corda parla di «taglio indiscriminato, sommario, con la tecnica della “capitozzatura”, anziché della “potatura”, perpetrato nei giorni scorsi e che ancora continua, in danno di 274 alberi, da una squadra di potatori di una impresa appaltatrice del comune di Nuoro. Una tecnica che prevede il taglio netto dei rami nel “punto d’intersezione con un tronco”, con la rimozione innaturale di tutti i rami formanti la chioma sovrastante. Una tecnica vandalica utilizzata e consentita dall’amministrazione comunale, quantunque, nel capitolato d’appalto il lavoro da “eseguire a regola d’arte” la vieti espressamente (7° comma dell’art. 5.3) : “E’ fatto divieto assoluto di far ricorso alla “capitozzatura” che sarà eseguita solo a seguito dell’autorizzazione specifica della direzione dei lavori e per casi del tutto eccezionali”. Sebbene, al contrario, sia previsto nel 2° comma dello stesso art. 5.3, che gli interventi dovranno mantenere o riformare una chioma dall’aspetto naturale, nel rispetto della pianta campione».
Per Corda è un atto gravissimo, perché «gli alberi nelle città sono indispensabili perché ombreggiano, adornano, abbelliscono e, principalmente, aiutano gli esseri umani viventi con la loro funzione climatica, igienico-sanitaria e di riduzione dell’inquinamento acustico e le polveri sottili del traffico». Un fatto ancora più grave perché accade «in una città che vanta un dipartimento universitario di Scienze forestali e ambientali, a cui rivolgersi per avere un parere su questa nefandezza ambientale». (p.me.)
Sul caso interviene anche Felice Corda, già direttore regionale dell’Ente Foreste. Critica la scelta operata ma vi vede anche una violazione contrattuale rispetto al capitolato d’appalto dell’intervento. Corda parla di «taglio indiscriminato, sommario, con la tecnica della “capitozzatura”, anziché della “potatura”, perpetrato nei giorni scorsi e che ancora continua, in danno di 274 alberi, da una squadra di potatori di una impresa appaltatrice del comune di Nuoro. Una tecnica che prevede il taglio netto dei rami nel “punto d’intersezione con un tronco”, con la rimozione innaturale di tutti i rami formanti la chioma sovrastante. Una tecnica vandalica utilizzata e consentita dall’amministrazione comunale, quantunque, nel capitolato d’appalto il lavoro da “eseguire a regola d’arte” la vieti espressamente (7° comma dell’art. 5.3) : “E’ fatto divieto assoluto di far ricorso alla “capitozzatura” che sarà eseguita solo a seguito dell’autorizzazione specifica della direzione dei lavori e per casi del tutto eccezionali”. Sebbene, al contrario, sia previsto nel 2° comma dello stesso art. 5.3, che gli interventi dovranno mantenere o riformare una chioma dall’aspetto naturale, nel rispetto della pianta campione».
Per Corda è un atto gravissimo, perché «gli alberi nelle città sono indispensabili perché ombreggiano, adornano, abbelliscono e, principalmente, aiutano gli esseri umani viventi con la loro funzione climatica, igienico-sanitaria e di riduzione dell’inquinamento acustico e le polveri sottili del traffico». Un fatto ancora più grave perché accade «in una città che vanta un dipartimento universitario di Scienze forestali e ambientali, a cui rivolgersi per avere un parere su questa nefandezza ambientale». (p.me.)
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