Tra i trenta volontari della mensa Caritas: «Siamo una famiglia»
di Luca Urgu
Parla Marcello Carta, responsabile del servizio di assistenza «Ogni giorno accogliamo a tavola decine di persone»
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NUORO. I commensali a tavola da qualche tempo sono decisamente meno. Le regole più stringenti rispetto al passato dettate dalla Caritas hanno imposto agli ospiti di dotarsi di un tesserino (rinnovabile ogni tre mesi) che viene consegnato dopo un colloquio. Così a varcare i cancelli della mensa dei poveri delle Grazie, una realtà di solidarietà e accoglienza verso i più bisognosi che esiste dal 1980, sono in genere una trentina di persone. Quasi tutti nuoresi, più qualche immigrato di lungo corso che vive ormai in città da anni. Gli ospiti occasionali, in particolare migranti presenti nei vari centri di profughi del territorio, non vengono praticamente più.
La mensa, che è attiva nei vecchi locali dell’oratorio, è ormai da queste parti un’istituzione, un punto di riferimento preciso per una fascia di utenti in difficoltà, sempre molto educati e dignitosi. I trenta volontari presenti dal lunedì al venerdì, in turni di cinque o sei per giornata, vivono anche oggi a diversi anni di distanza il rapporto con gli ospiti come quello che si instaura con una grande famiglia allargata. C’è la corsa ad assicurare un pasto caldo (per due giorni alla settimana è stata instaurata una convenzione con una rosticceria cittadina), ma si trova sempre il tempo per scambiare due parole con chi arriva anche alla ricerca di un po’ di umanità.
Il responsabile del servizio mensa è da alcuni anni Marcello Carta, lodeino, ma ormai da tempo residente nel capoluogo. Il suo è diventato quasi un impegno a tempo pieno, che l’ex dipendente della Sip svolge sempre con un sorriso e spirito di servizio. Con lui una squadra ormai affiatata di pensionati (ex insegnanti, commercianti, avvocati, medici etc) che hanno deciso di dedicare in maniera silenziosa parte del proprio tempo agli altri. «E’ vero, ci sono pochi giovani, ma ovviamente lo capiamo. Chi lavora ha meno tempo. E noi per fortuna abbiamo ancora tutte le energie per mandare avanti servizio», sottolinea Carta. Il volontario ricorda come la città e il territorio siano vicini al servizio della mensa, riconoscendogli un’importanza non di poco conto. «L’affetto lo sentiamo da più parti, non solo dai nostri ospiti. Spesso ci chiamano dai comitati dei vari paesi per donarci cibo, soprattutto carne ed altre cose. Funzionano anche i lasciti nei vari supermercati e le offerte di tante persone che capiscono le nostre necessità e le difficoltà di mandare avanti la struttura. Anche i dipendenti del Comune ci danno parte dei loro buoni pasto che poi noi utilizziamo per acquistare generi alimentari per la spesa quotidiana»
Insomma la mensa non è solo un luogo dove mangiare un boccone in compagnia, ma uno spazio di ascolto, confronto. Proprio secondo lo stile imposto nei suoi primi anni da uno dei fondatori, Mario Lostia, che si impegnò a dare gambe a un progetto che ancora oggi ha forza e senso. Allora lo sforzo fu venire incontro ad alcuni giovani “problematici” che iniziarono a frequentare l’oratorio e a trovare qui un punto di riferimento. Poi il servizio si è adattato per rispondere ai bisogni di un disagio crescente che, complice la crisi degli ultimi anni, appare sempre più diffuso e complesso.
La mensa, che è attiva nei vecchi locali dell’oratorio, è ormai da queste parti un’istituzione, un punto di riferimento preciso per una fascia di utenti in difficoltà, sempre molto educati e dignitosi. I trenta volontari presenti dal lunedì al venerdì, in turni di cinque o sei per giornata, vivono anche oggi a diversi anni di distanza il rapporto con gli ospiti come quello che si instaura con una grande famiglia allargata. C’è la corsa ad assicurare un pasto caldo (per due giorni alla settimana è stata instaurata una convenzione con una rosticceria cittadina), ma si trova sempre il tempo per scambiare due parole con chi arriva anche alla ricerca di un po’ di umanità.
Il responsabile del servizio mensa è da alcuni anni Marcello Carta, lodeino, ma ormai da tempo residente nel capoluogo. Il suo è diventato quasi un impegno a tempo pieno, che l’ex dipendente della Sip svolge sempre con un sorriso e spirito di servizio. Con lui una squadra ormai affiatata di pensionati (ex insegnanti, commercianti, avvocati, medici etc) che hanno deciso di dedicare in maniera silenziosa parte del proprio tempo agli altri. «E’ vero, ci sono pochi giovani, ma ovviamente lo capiamo. Chi lavora ha meno tempo. E noi per fortuna abbiamo ancora tutte le energie per mandare avanti servizio», sottolinea Carta. Il volontario ricorda come la città e il territorio siano vicini al servizio della mensa, riconoscendogli un’importanza non di poco conto. «L’affetto lo sentiamo da più parti, non solo dai nostri ospiti. Spesso ci chiamano dai comitati dei vari paesi per donarci cibo, soprattutto carne ed altre cose. Funzionano anche i lasciti nei vari supermercati e le offerte di tante persone che capiscono le nostre necessità e le difficoltà di mandare avanti la struttura. Anche i dipendenti del Comune ci danno parte dei loro buoni pasto che poi noi utilizziamo per acquistare generi alimentari per la spesa quotidiana»
Insomma la mensa non è solo un luogo dove mangiare un boccone in compagnia, ma uno spazio di ascolto, confronto. Proprio secondo lo stile imposto nei suoi primi anni da uno dei fondatori, Mario Lostia, che si impegnò a dare gambe a un progetto che ancora oggi ha forza e senso. Allora lo sforzo fu venire incontro ad alcuni giovani “problematici” che iniziarono a frequentare l’oratorio e a trovare qui un punto di riferimento. Poi il servizio si è adattato per rispondere ai bisogni di un disagio crescente che, complice la crisi degli ultimi anni, appare sempre più diffuso e complesso.
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