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«Un luogo del ricordo perché nessuno viva i giorni di lutto»

di Giusy Ferreli
«Un luogo del ricordo perché nessuno viva i giorni di lutto»

TORTOLÌ. Il coraggio ha il volto di Pinuccia Lai. Una madre alla quale è stata sottratta la vita delle sue due creature ma che ha avuto la forza di dare ancora la vita. Suo figlio Daniele, nato...

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TORTOLÌ. Il coraggio ha il volto di Pinuccia Lai. Una madre alla quale è stata sottratta la vita delle sue due creature ma che ha avuto la forza di dare ancora la vita.

Suo figlio Daniele, nato qualche anno dopo la morte di Carlotta e Daniela, ieri mattina, durante la cerimonia di piazza Rinascita era al suo fianco. Era al suo fianco anche quando la donna ha cercato di trovare le parole più adatte per raccontare cosa significasse per lei l’intitolazione del parco giochi di Tortolì alle sue bambine. Quelle parole che non è riuscita a pronunciare in pubblico e che sono state affidate a sua sorella Angela. E che sono la più forte testimonianza nella lotta contro la violenza sui soggetti più deboli e indifesi: le donne e i bambini.

«Sedici anni fa Carlotta e Daniela furono vittime di violenza, una violenza che punisce le donne con l’intento di lasciarle per sempre senza pace, un’azione che non può essere definita un raptus di follia ma un gesto premeditato» è il messaggio che ha scandito l’inaugurazione del parco giochi che con la dedica alle due sorelline, dedica significativa e di alto valore pedagogico, lo trasformerà in un luogo del ricordo. Quello stesso ricordo che Pinuccia non ha voluto confinare nel suo cuore. Questo perché ricordando e trovando parole e azioni per parlare di quanto accaduto quel 26 agosto del 2002 si possa combattere contro la violenza. Parole scelte con attenzione, affinché rimangano ben impresse e interroghino le coscienze. «In questa maniera si mette a tacere il silenzio e si difendono i diritti umani così brutalmente violati. Oggi l’impegno di tutti dovrebbe essere quello di riuscire a sommare alle azioni legate al ricordo di chi è più tra noi anche azioni forti di tutela delle donne e dei bambini per far sì che nessuno più possa vivere i giorni bui e dolorosi del lutto». Pinuccia Lai, e i suoi familiari, quei giorni li ha vissuti. Ed è riuscita non solo a sopravvivere ma a vivere, a dare e ricevere amore. E nel suo cuore è viva una speranza. «La speranza che i nomi di Carlotta e Daniela vengano pronunciato senza traccia d’ombra o di tristezza perché vicine a noi».

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