Giornata Fai, Valverde svela i suoi tesori
di Stefania Vatieri
Centinaia di persone, sfidando il maltempo, hanno visitato la chiesetta campestre cara alla Deledda e il sito di Borbore
3 MINUTI DI LETTURA
NUORO. Il freddo, la pioggia battente e il vento non hanno fermato l'entusiasmo per la Giornata Fai di primavera alla scoperta della chiesetta campestre di Valverde. E c'è anche chi, nonostante il maltempo, si è avventurato sino al sito archeologico di Borbore. Alla manifestazione nazionale giunta alla ventiseiesima edizione, che quest'anno ha visto oltre 1000 straordinari luoghi dell'arte e della cultura del Bel Paese eccezionalmente aperti al pubblico, ha aderito anche la delegazione nuorese del Fai, che ieri mattina per l'occasione ha aperto alle centinaia di visitatori accorsi l'antica chiesa dedicata alla Madonna di Valverde e il sito archeologico di Borbore.
«Le Giornate Fai di Primavera si sono dimostrate ancora una volta capaci di coinvolgere un grande numero di persone interessate al patrimonio artistico e naturalistico, nonostante le condizioni meteorologiche non esattamente primaverili – commenta la capo delegazione della sezione nuorese Fai Graziella Macis –. Siamo molto contente dell'esito dell'evento che nonostante tutto ci ha permesso di far conoscere a centinaia di visitatori la preziosa chiesetta di Valverde e la sua affascinante storia tra fede, tradizione e leggenda. Abbiamo ricevuto visite da tutto il territorio Nuorese, questo dimostra quanto l'arte e la cultura della Sardegna possano essere veri attrattori turistici».
Un apprezzamento dimostrato anche dalla grande partecipazione registrata nel corso della giornata e che ha visto il piccolo santuario di Marreri affollato nonostante la pioggia e il vento battente. Al piccolo esercito Fai di studenti "apprendisti Cicerone", provenienti da tutte le scuole superiori della città, è stato affidato come ogni anno il compito di guidare e spiegare ai visitatori, anche attraverso una serie di pannelli espositivi allestiti nella chiesa, le origini e la storia del piccolo santuario immerso nelle bellezze naturalistiche alle pendici dell'Ortobene. «Un modo straordinario per appropriarsi della nostra storia e tramandarla alle future generazioni», ha sottolineato la capo delegazione Fai di Nuoro. La chiesetta rurale, unica sopravvissuta di una rete di santuari rustici (Sa Itria, Santu Jacu, Santu Tederu, Santu Gavinzu), risale infatti al 1685, come testimoniato da un atto notarile, e fu fondata per volontà di una nobildonna nuorese, Nicolosa Sulis Manca. Nel documento si legge che la chiesetta è stata voluta per «la grande devozione, amore e volontà che la fondatrice porta alla Madonna, volendo ad essa manifestare grata riconoscenza per le grazie ricevute per sua intercessione». Il piccolo santuario, originariamente a croce latina, negli anni ha subìto interventi volti ad adeguare l'edificio all'accoglienza dei fedeli durante la novena.
Un piccolo gioiello immerso nel bosco, in una zona di grande pregio naturalistico e archeologico che nasconde a qualche minuto di distanza il prezioso e poco conosciuto sito di Borbore. Svelato ieri mattina a un gruppo di coraggiosi visitatori che muniti di ombrello e scarponi hanno sfidato la pioggia e guidati dagli archeologi Demis Murgia e Manuela Ciccu hanno raggiunto le affascinati Domus de Janas, tombe ipogeiche di granito tramandate dalle popolazioni preistoriche sarde.
«Le Giornate Fai di Primavera si sono dimostrate ancora una volta capaci di coinvolgere un grande numero di persone interessate al patrimonio artistico e naturalistico, nonostante le condizioni meteorologiche non esattamente primaverili – commenta la capo delegazione della sezione nuorese Fai Graziella Macis –. Siamo molto contente dell'esito dell'evento che nonostante tutto ci ha permesso di far conoscere a centinaia di visitatori la preziosa chiesetta di Valverde e la sua affascinante storia tra fede, tradizione e leggenda. Abbiamo ricevuto visite da tutto il territorio Nuorese, questo dimostra quanto l'arte e la cultura della Sardegna possano essere veri attrattori turistici».
Un apprezzamento dimostrato anche dalla grande partecipazione registrata nel corso della giornata e che ha visto il piccolo santuario di Marreri affollato nonostante la pioggia e il vento battente. Al piccolo esercito Fai di studenti "apprendisti Cicerone", provenienti da tutte le scuole superiori della città, è stato affidato come ogni anno il compito di guidare e spiegare ai visitatori, anche attraverso una serie di pannelli espositivi allestiti nella chiesa, le origini e la storia del piccolo santuario immerso nelle bellezze naturalistiche alle pendici dell'Ortobene. «Un modo straordinario per appropriarsi della nostra storia e tramandarla alle future generazioni», ha sottolineato la capo delegazione Fai di Nuoro. La chiesetta rurale, unica sopravvissuta di una rete di santuari rustici (Sa Itria, Santu Jacu, Santu Tederu, Santu Gavinzu), risale infatti al 1685, come testimoniato da un atto notarile, e fu fondata per volontà di una nobildonna nuorese, Nicolosa Sulis Manca. Nel documento si legge che la chiesetta è stata voluta per «la grande devozione, amore e volontà che la fondatrice porta alla Madonna, volendo ad essa manifestare grata riconoscenza per le grazie ricevute per sua intercessione». Il piccolo santuario, originariamente a croce latina, negli anni ha subìto interventi volti ad adeguare l'edificio all'accoglienza dei fedeli durante la novena.
Un piccolo gioiello immerso nel bosco, in una zona di grande pregio naturalistico e archeologico che nasconde a qualche minuto di distanza il prezioso e poco conosciuto sito di Borbore. Svelato ieri mattina a un gruppo di coraggiosi visitatori che muniti di ombrello e scarponi hanno sfidato la pioggia e guidati dagli archeologi Demis Murgia e Manuela Ciccu hanno raggiunto le affascinati Domus de Janas, tombe ipogeiche di granito tramandate dalle popolazioni preistoriche sarde.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
