La Nuova Sardegna

Nuoro

Paska Zau rivive con i moti di Su connottu

di Luciano Piras
Paska Zau rivive con i moti di Su connottu

I ricercatori Pintore e Conti ricostruiscono la figura della mitica donna capopopolo e la rivolta del 26 aprile 1868

3 MINUTI DI LETTURA





NUORO. Una sommossa mai dimenticata, i moti de Su connottu; una donna capopopolo, Paska Zau, che ha lasciato un segno indelebile nell’immaginario collettivo. Un pezzo di storia nuorese che riemerge ora sempre più nitida, a un secolo e mezzo di tempo da quel tragico 26 aprile 1868. Una domenica. A ricostruire tessera dopo tessera quella rivolta popolare, sono il giornalista-ricercatore Michele Pintore e Gianfranco Conti, cultore di storia locale. Sono loro che hanno condotto un’approfondita e minuziosa ricerca sui protagonisti e i luoghi che furono teatro di quei tragici avvenimenti. Ne è venuta fuori un’interessante quanto inedita ricostruzione dei fatti che portarono alla famosa sommossa, con l’identificazione e la descrizione dei luoghi dove questa si svolse e dei singoli partecipanti alla rivolta. Una storia, quella ricostruita dai due ricercatori che parte dal 1865.

Tutto ebbe inizio con l’emissione della legge 2.252 del 23 aprile, che aboliva nei territori sardi i diritti di ademprivio fino ad allora in vigore, imponendo ai Comuni di mettere in vendita entro tre anni i terreni pubblici soggetti a tale diritto; in caso contrario, alla scadenza avrebbe provveduto alla vendita lo stesso Stato tramite i prefetti locali. A Nuoro da subito si capì che l’entrata in vigore della legge sarebbe stata un colpo mortale per l’economia di moltissime famiglie che non possedevano terreni propri, e che trovavano unica fonte di sostentamento nei pascoli comunali. Una situazione che si faceva di giorno in giorno sempre più insostenibile man mano che si avvicinava la scadenza prevista (23 aprile 1868). Il 29 settembre del 1867, l’allora sindaco di Nuoro, don Francesco Gallisay, diede corso all’estrazione dei lotti, comunicando in seguito l’avvenuta assegnazione al sottoprefetto di Nuoro in data 2 ottobre. Per il sindaco Gallisay si avvicinavano giorni difficili, poiché sarebbe spettato a lui emettere l’ordinanza di sgombero in applicazione alla legge. Travolto dagli eventi, infatti, si dimise nell’ottobre del 1867. Il fiammifero acceso passò nelle mani del suo successore, l’avvocato Salvatore Pirisi-Siotto, che il 23 aprile del 1868, vista la situazione ormai diventata critica si dimise a sua volta, non prima però di aver disposto un’ordinanza di sgombero entro tre giorni dei pascoli comunali soggetti alla vendita.

«Fu il caos» sottolineano Pintore e Conti. Per la popolazione non restava che tentare l’annullamento della decisione comunale. «Il venerdì 24 aprile – ricostruiscono i due ricercatori – una folla di donne si recò presso la sottoprefettura chiedendo a gran voce al sottoprefetto Giovanni Pes di San Vittorio, l’annullamento del provvedimento. Il funzionario si limitò a congedarle con buone parole». La mattina della domenica successiva, 26 aprile, la mobilitazione era già nell’aria. «Alle ore 12 la sommossa era già in atto, dal momento si vide della “forza armata” attraversare la via antistante all’Episcopio per portarsi verso il centro. Una folla inizialmente di circa 300 manifestanti armati di bastoni e scuri prese d’assalto la sede comunale, nel Palazzo Martoni (attuale via Chironi 35); alla testa si trovava un’umile popolana nuorese, Paska Zau, una sessantenne vedova madre di dieci figli che al grido di “A su connottu, torramus a su connottu!” guidò la turba». Disarmata la Guardia nazionale e abbattuto il portone, la folla entrò nell’edificio mettendo a soqquadro gli uffici e bruciando i documenti, con il preciso intento di distruggere la documentazione del piano di lottizzazione dei terreni comunali. Ci furono sessantanove arresti, che in seguito furono inviati a processo presso la Corte d’Appello di Cagliari. «Per intervento del deputato Giorgio Asproni presso il Ministro di Grazia e Giustizia, tutto si risolse fortunatamente con un’amnistia che il re Vittorio Emanuele II concesse il 29 novembre del 1868. Ci si rese conto che infine era stata una lotta per la sopravvivenza» chiudono Michele Pintore e Gianfranco Conti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative