Vent’anni tra hip hop e successi
di Alessandro Mele
I nuovi progetti dei Menhir: una scuola per i giovani e partner internazionali
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NUORO. Una storia musicale megalitica accostata a una sana passione, caratterizzata da ritmica e imponenza, in linea con le sonorità etniche tipiche della Sardegna, scandiscono l’intera storia dei Menhir. Il loro percorso artistico comincia nel 1997 ma a livello individuale i componenti di questa formazione hip hop di precursori e tutt’ora corsari nel loro panorama, hanno iniziato a comporre musica già fine degli anni ’80 «quando tale cultura in Sardegna era ancora sconosciuta – raccontano – e venivi guardato con occhio critico anche solo per il modo di vestire» per poi arrivare alla formazione definitiva dei Menhir nel capoluogo barbaricino, composti tutt’oggi da Momak e Kingaiè insieme ai virtuosismi di Dj Kork. Alessandro, Marco ed Enrico non hanno perso la voglia di farsi sentire: «Abbiamo anche 20 anni di differenza rispetto a chi suona oggi ed è difficile essere sempre presenti rimarcando il nostro percorso artistico che resta ancora per certi versi inedito e pieno di sorprese».
Quello dei Menhir resta un percorso autonomo in tutti i sensi: «Abbiamo un nostro mercato del quale non siamo succubi – affermano – abbiamo suonato anche davanti a 50.000 persone e avuto collaborazioni con grandi artisti, questo non ci ha mai spaventato. Abbiamo iniziato a fare musica perché avevamo qualcosa da dire e sopravviviamo perché abbiamo ancora delle cartucce da sparare. Prima c’era la scuola nuorese anche nel rap e c'era rispetto anche tra noi, oggi questo per certi versi non c’è, ecco perché suoniamo molto più fuori che a Nuoro: nel 2017 sono 45 i concerti fatti soprattutto nel panorama nazionale». Ben cinque pubblicazioni ufficiali tra le quali l’ultima,“Abissi”, è entrata in classifica nazionale Itunes arrivando fino al terzo posto. «Per essere un gruppo indipendente è stato un bellissimo traguardo – commenta Momak – la lingua sarda continua a essere al centro del progetto tanto da andare alla ricerca anche dei vocaboli più antichi». Un pensiero ai più giovani: «Ci sentiamo un po’ degli allenatori, se possiamo dare una mano lo facciamo e vorremo consigliare a tutti di seguire un percorso autonomo ed essere originali, l'importante è essere riconoscibili: I Menhir sono i Menhir e sono riconoscibili dalla timbrica e da altre cose che sono un vero e proprio marchio di fabbrica». Lavori con Dj Gruff e altri artisti che hanno fatto la storia dell’hip hop: «Rappresentiamo la Sardegna ma siamo inseriti appieno nel panorama nazionale – dicono – Menhir: un nome importante che indica stabilità, ne vento ne intemperie hanno scalfito la pietra e questo è uno dei principi che ci affascina di più in assoluto». Dopo aver vinto il premio Maria Carta l’anno scorso che vede il sodalizio impegnato anche nel sociale contro lo spopolamento dei paesi della Sardegna, i Menhir guardano anche al futuro con i giovani: «Fare scuola, correggere e indirizzare, questo è il nostro obiettivo aprendo a tutti le strade: una scuola per gente che si appassioni a questa cultura per poter tramandare tutto a chi verrà dopo di noi. Stiamo preparando anche il nuovo disco e a breve uscirà un nuovo singolo con un featuring americano. Tante collaborazioni con artisti nazionali ed esteri e da qui all’estate fuori due nuovi singoli con annesso videoclip». (a.me.)
Quello dei Menhir resta un percorso autonomo in tutti i sensi: «Abbiamo un nostro mercato del quale non siamo succubi – affermano – abbiamo suonato anche davanti a 50.000 persone e avuto collaborazioni con grandi artisti, questo non ci ha mai spaventato. Abbiamo iniziato a fare musica perché avevamo qualcosa da dire e sopravviviamo perché abbiamo ancora delle cartucce da sparare. Prima c’era la scuola nuorese anche nel rap e c'era rispetto anche tra noi, oggi questo per certi versi non c’è, ecco perché suoniamo molto più fuori che a Nuoro: nel 2017 sono 45 i concerti fatti soprattutto nel panorama nazionale». Ben cinque pubblicazioni ufficiali tra le quali l’ultima,“Abissi”, è entrata in classifica nazionale Itunes arrivando fino al terzo posto. «Per essere un gruppo indipendente è stato un bellissimo traguardo – commenta Momak – la lingua sarda continua a essere al centro del progetto tanto da andare alla ricerca anche dei vocaboli più antichi». Un pensiero ai più giovani: «Ci sentiamo un po’ degli allenatori, se possiamo dare una mano lo facciamo e vorremo consigliare a tutti di seguire un percorso autonomo ed essere originali, l'importante è essere riconoscibili: I Menhir sono i Menhir e sono riconoscibili dalla timbrica e da altre cose che sono un vero e proprio marchio di fabbrica». Lavori con Dj Gruff e altri artisti che hanno fatto la storia dell’hip hop: «Rappresentiamo la Sardegna ma siamo inseriti appieno nel panorama nazionale – dicono – Menhir: un nome importante che indica stabilità, ne vento ne intemperie hanno scalfito la pietra e questo è uno dei principi che ci affascina di più in assoluto». Dopo aver vinto il premio Maria Carta l’anno scorso che vede il sodalizio impegnato anche nel sociale contro lo spopolamento dei paesi della Sardegna, i Menhir guardano anche al futuro con i giovani: «Fare scuola, correggere e indirizzare, questo è il nostro obiettivo aprendo a tutti le strade: una scuola per gente che si appassioni a questa cultura per poter tramandare tutto a chi verrà dopo di noi. Stiamo preparando anche il nuovo disco e a breve uscirà un nuovo singolo con un featuring americano. Tante collaborazioni con artisti nazionali ed esteri e da qui all’estate fuori due nuovi singoli con annesso videoclip». (a.me.)
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