Orune-Nule, processo fermo due mesi
di Giusy Ferreli
Mancano le trascrizioni: udienza rinviata a giugno. La testimone: «Alla fermata del bus quel giorno non ho visto nessuno»
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NUORO. Stop inatteso al processo in corte d’Assise per il duplice omicidio di Orune e Nule. Le trascrizioni delle intercettazioni ambientali non sono state completate: il termine imposto dal presidente Giorgio Cannas, fissato per il 27 marzo scorso, non è bastato. E a questo punto, visto che è non è possibile interrogare alcuni importanti testimoni senza le trascrizioni, il calendario delle udienze è stato sospeso sino a giugno. I tre periti – uno si occupa delle conversazioni in lingua italiana, gli altri due di quelle in sardo – incaricati di riportare su carta il contenuto delle intercettazioni si sono presentati ieri nell’aula del palazzo di Giustizia di Nuoro per dare conto del lavoro svolto. Nell’ultimo mese sono state sbobinate e trascritte 10 ore di conversazioni ma rimane ancora molto lavoro da fare. I ritardi hanno indotto il presidente a rinviare il dibattimento a giugno. L’udienza è poi proseguita con la deposizione di una giovane studentessa di Orune, Grazia Sanna, che l’8 maggio 2015, giorno dell’agguato a Gianluca Monni, si trovava alla fermata dell’autobus.
«Non ho visto nessuno nella pensilina alla fermata dell’autobus». La testimonianza della ragazza chiamata a deporre dalla difesa di Alberto Cubeddu, il giovane di Ozieri accusato dell’omicidio dello studente orunese e della scomparsa del giovane di Nule Stefano Masala, ha scosso l’aula. La giovane, attualmente studentessa universitaria nella Penisola ha raccontato, all’inizio con voce ferma poi sempre più incerta, cosa ebbe modo di vedere quel giorno in cui lo studente di 19 anni venne ucciso mentre attendeva l’autobus. E ha dichiarato di non aver visto la supertestimone dell’accusa. Quella ragazza sua compaesana, che nel corso di una tesissima udienza aveva raccontato di aver visto nell’immediatezza del delitto una persona molto rassomigliante ad Alberto Cubeddu a bordo di un auto. Ha confermato quanto dichiarato a verbale in due distinte occasioni ai carabinieri. La testimone, sollecitata dalle domande di Patrizio Rovelli, difensore di Cubeddu, ha ripercorso quelle ore drammatiche. Ha confermato quanto dichiarato e aggiunto ulteriori dettagli. «Ricordo che quel giorno dovevo sostenere l’ultima interrogazione di matematica: avevo i fogli in mano e ripassavo assorta. Sono arrivata sino alla pensilina e non ho visto nessuno. Non ho preso il primo pullman. A quel punto ho sentito il primo sparo e ho associato il rumore a un ponteggio che cade. Ho sentito gli due spari e ho capito. Mi sono accovacciato e poi sono corsa a casa di mia nonna, che dista una ventina di metri dalla fermata» ha raccontato la ragazza. «Conosce la supertestimone?» ha chiesto Rovelli. «Sì» la risposta della giovane donna. Anche Mattia Doneddu, altro avvocato di Cubeddu, è tornata su una circostanza che secondo il collegio difensivo del giovane ozierese accusato assieme al cugino Paolo Enrico Pinna di aver ucciso Monni e di aver fatto scomparire Masala, è in grado di smontare quanto affermato dalla supertestimone che aveva dichiarato di aver notato un’auto con a bordo un giovane. «Non ricordo nessuna macchina che abbia attirato la mia attenzione» ha risposto la giovane. È toccato poi al pubblico ministero Andrea Vacca proseguire con il controinterrogatorio. Domande incalzanti sui tempi e circostanze. «Io non ricordo di aver visto nessuno» ha risposto la studentessa. Anche Antonello Cao e Angelo Magliocchetti, legali di parte civile che tutelano i familiari dei due giovani uccisi, sono tornati su questa circostanza. «Ero sola, sia nel tragitto che nella pensilina. Non ho badato se ci fossero altre persone» le dichiarazioni finali della ragazza. La testimonianza ha scaldato gli animi dando il via a un acceso un botta e risposta. E su quel «non ci ho badato», ovvero l’ultima parola della testimone, pubblica accusa e parti civili hanno dato battaglia. «Non ci ho badato è molto diverso da non ho visto» ha tuonato Cao. Sfumature che possono fare la differenza. Il processo riprenderà il 4 giugno.
«Non ho visto nessuno nella pensilina alla fermata dell’autobus». La testimonianza della ragazza chiamata a deporre dalla difesa di Alberto Cubeddu, il giovane di Ozieri accusato dell’omicidio dello studente orunese e della scomparsa del giovane di Nule Stefano Masala, ha scosso l’aula. La giovane, attualmente studentessa universitaria nella Penisola ha raccontato, all’inizio con voce ferma poi sempre più incerta, cosa ebbe modo di vedere quel giorno in cui lo studente di 19 anni venne ucciso mentre attendeva l’autobus. E ha dichiarato di non aver visto la supertestimone dell’accusa. Quella ragazza sua compaesana, che nel corso di una tesissima udienza aveva raccontato di aver visto nell’immediatezza del delitto una persona molto rassomigliante ad Alberto Cubeddu a bordo di un auto. Ha confermato quanto dichiarato a verbale in due distinte occasioni ai carabinieri. La testimone, sollecitata dalle domande di Patrizio Rovelli, difensore di Cubeddu, ha ripercorso quelle ore drammatiche. Ha confermato quanto dichiarato e aggiunto ulteriori dettagli. «Ricordo che quel giorno dovevo sostenere l’ultima interrogazione di matematica: avevo i fogli in mano e ripassavo assorta. Sono arrivata sino alla pensilina e non ho visto nessuno. Non ho preso il primo pullman. A quel punto ho sentito il primo sparo e ho associato il rumore a un ponteggio che cade. Ho sentito gli due spari e ho capito. Mi sono accovacciato e poi sono corsa a casa di mia nonna, che dista una ventina di metri dalla fermata» ha raccontato la ragazza. «Conosce la supertestimone?» ha chiesto Rovelli. «Sì» la risposta della giovane donna. Anche Mattia Doneddu, altro avvocato di Cubeddu, è tornata su una circostanza che secondo il collegio difensivo del giovane ozierese accusato assieme al cugino Paolo Enrico Pinna di aver ucciso Monni e di aver fatto scomparire Masala, è in grado di smontare quanto affermato dalla supertestimone che aveva dichiarato di aver notato un’auto con a bordo un giovane. «Non ricordo nessuna macchina che abbia attirato la mia attenzione» ha risposto la giovane. È toccato poi al pubblico ministero Andrea Vacca proseguire con il controinterrogatorio. Domande incalzanti sui tempi e circostanze. «Io non ricordo di aver visto nessuno» ha risposto la studentessa. Anche Antonello Cao e Angelo Magliocchetti, legali di parte civile che tutelano i familiari dei due giovani uccisi, sono tornati su questa circostanza. «Ero sola, sia nel tragitto che nella pensilina. Non ho badato se ci fossero altre persone» le dichiarazioni finali della ragazza. La testimonianza ha scaldato gli animi dando il via a un acceso un botta e risposta. E su quel «non ci ho badato», ovvero l’ultima parola della testimone, pubblica accusa e parti civili hanno dato battaglia. «Non ci ho badato è molto diverso da non ho visto» ha tuonato Cao. Sfumature che possono fare la differenza. Il processo riprenderà il 4 giugno.
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