«Le nostre produzioni vanno difese»
«Il trend e è più che positivo. A Pasqua, Nuoro ha contribuito alla produzione totale per il 35 per cento. Sono oltre 33mila i capi nati negli allevamenti della provincia, macellati e immessi nel...
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«Il trend e è più che positivo. A Pasqua, Nuoro ha contribuito alla produzione totale per il 35 per cento. Sono oltre 33mila i capi nati negli allevamenti della provincia, macellati e immessi nel mercato come Igp». Parola di Alessandro Mazzette dal 2017 a capo del Consorzio di tutela dell’agnello sardo. Mazzette tiene alta la guardia a difesa di una produzione tipica. «La produzione annuale certificata al 31 dicembre dello scorso anno è stata di 730mila agnelli. Per le feste pasquali sono stati macellati intorno ai 95mila capi e la provincia di Nuoro ha contribuito in maniera importante al giro d’affari». Un giro d’affare che l’organismo vuole tutelare dalle frodi che si sono susseguiti negli anni scorsi. E che sono sempre dietro l’angolo. A una settimana dalla Pasqua, il Consorzio di tutela dell'agnello di Sardegna aveva lanciato l'allarme. «Leggete attentamente l'etichetta perché la metà degli agnelli presenti sulle tavole degli italiani per le festività provengono dall'estero» era stato il monito del direttore del Contas che aveva aggiunto: «Ogni anno in Italia vengono macellati nel periodo pasquale circa 410mila agnelli mentre la richiesta del mercato è stimata intorno agli 800mila ». Una differenza di circa 400mila agnelli che spesso viene colmata con l'importazione di carne e spacciata come sarda per dare un valore aggiunto al prodotto. «La maggior parte degli agnelli provengono da Romania e Grecia. Il risultato – aveva sottolineato Mazzette – è la presenza sui banchi frigo di carni di origine incerta. A differenza degli agnelli sardi Igp non conosciamo i metodi di allevamento, macellazione e confezionamento». (g.f.)
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