La diocesi di Nuoro contro Abbanoa: pagheremo solo i consumi
Paolo Merlini
I sacerdoti Borrotzu e Mariani spiegano le ragioni della protesta delle parrocchie. «Ci chiedono gli arretrati del deposito cauzionale anche per le chiese campestri»
3 MINUTI DI LETTURA
NUORO. Non ci sta la Diocesi di Nuoro a passare per morosa nei confronti di Abbanoa, che venerdì in una lettera aperta dell’amministratore unico Alessandro Ramazzotti al vescovo Mosè Marcia ha sollecitato il pagamento dei debiti con il gestore idrico, che ammonterebbero a oltre duecentomila euro, un record tra le diocesi sarde. Il vescovo non interviene, ma lascia che a parlare siano i sacerdoti che in prima persona stanno conducendo la battaglia per liberare le parrocchie dalla stretta di Abbanoa e che promettono di avviare una class action, cioè un’azione legale collettiva, insieme all’Adiconsum, una delle principali associazioni di consumatori. Sono in particolare due le figure della chiesa nuorese impegnate in questa battaglia, e sono entrambe di peso: don Pietro Borrotzu, direttore della Pastorale sarda del lavoro, sacerdote da sempre impegnato per i diritti dei più deboli (ha partecipato attivamente a tutte le vertenze sul futuro industriale di Ottana al fianco degli operai); l’altro sacerdote in campo è Francesco Mariani, il prete sociologo e giornalista già direttore della Caritas nuorese, uomo comunicazione della Curia spesso al centro delle polemiche (l’ultima il fenomeno dell’elemosina in città). Con loro, schierato anche l’house organ della chiesa, il settimanale L’Ortobene diretto dal giornalista Michele Tatti, in campo in quella che ritiene una battaglia sacrosanta, è proprio il caso di dire.
Abbanoa vuole far pagare – denunciano gli uomini di punta della diocesi – parrocchie, oratori, chiesette di campagna, persino «allacci idrici in aree di pertinenza della Chiesa», come è scritto nella nota del gestore idrico. Ma è soprattutto il metodo adottato che non piace ai preti anti-Abbanoa. A cominciare dalla lettera indirizzata al vescovo, mandata a tv e giornali, ma non all’interessato. «Ho sentito il vescovo – dice don Borrotzu –, ho spiegato le ragioni della nostra protesta e le condivide. Ma mi ha detto di non aver ricevuto alcuna comunicazione da parte di Abbanoa». «Alla Curia di Nuoro non è arrivato nulla – rimarca don Mariani – mi sembra un procedura abbastanza irrituale visto che il gestore invita il vescovo a un incontro chiarificatore sul caso. Ribadisco che monsignor Marcia non ha ricevuto nulla, come mi ha confermato egli stesso».
Ma quali sono le pretese di Abbanoa? «Voglio anzitutto precisare che le parrocchie nella stragrande maggioranza pagano l’acqua che consumano – dice Pietro Borrotzu –. Anzi, in tempi di crisi, con sempre più famiglie gravate dal dramma della povertà, pagano spesso anche le bollette dell’acqua di quei cittadini che si rivolgono alla chiesa perché non riescono a provvedervi personalmente e rischiano che gli venga sospesa l’erogazione. La nostra protesta verte su più punti. A partire dal deposito cauzionale, che inizialmente era pari a 959 euro per parrocchia, considerata alla stregua di un ente pubblico. Abbanoa sostiene di averla ridotta a 132 euro a chi ne ha fatto richiesta, ma nei fatti le cose non stanno così perché continua considerarci morosi caricandoci i 959 euro iniziali». C’è chi s’è ritrovato persino la richiesta raddoppiata. È il caso di Francesco Mariani, parroco di San Giuseppe: «Mi viene chiesto il deposito sia per la chiesa che per la casa parrocchiale, che viene considerata un’utenza a parte».
Poi ci sono le chiesette di campagna, oppure quelle che vengono utilizzate una volta l’anno per una sagra. «Il balzello riguarda ogni chiesa, anche quelle che aprono per un giorno. Lei pensi che soltanto a Orani – dice don Borrotzu – ce ne sono quindici. Basta moltiplicare la cifra e si ottiene la cifra incredibile che il parroco del paese dovrebbe versare ad Abbanoa». Don Mariani cita invece il caso di Lollove, dove il parroco di San Giovanni Battista a Nuoro, competente per la frazione, «ha ricevuto una bolletta da cinquemila euro».
Abbanoa vuole far pagare – denunciano gli uomini di punta della diocesi – parrocchie, oratori, chiesette di campagna, persino «allacci idrici in aree di pertinenza della Chiesa», come è scritto nella nota del gestore idrico. Ma è soprattutto il metodo adottato che non piace ai preti anti-Abbanoa. A cominciare dalla lettera indirizzata al vescovo, mandata a tv e giornali, ma non all’interessato. «Ho sentito il vescovo – dice don Borrotzu –, ho spiegato le ragioni della nostra protesta e le condivide. Ma mi ha detto di non aver ricevuto alcuna comunicazione da parte di Abbanoa». «Alla Curia di Nuoro non è arrivato nulla – rimarca don Mariani – mi sembra un procedura abbastanza irrituale visto che il gestore invita il vescovo a un incontro chiarificatore sul caso. Ribadisco che monsignor Marcia non ha ricevuto nulla, come mi ha confermato egli stesso».
Ma quali sono le pretese di Abbanoa? «Voglio anzitutto precisare che le parrocchie nella stragrande maggioranza pagano l’acqua che consumano – dice Pietro Borrotzu –. Anzi, in tempi di crisi, con sempre più famiglie gravate dal dramma della povertà, pagano spesso anche le bollette dell’acqua di quei cittadini che si rivolgono alla chiesa perché non riescono a provvedervi personalmente e rischiano che gli venga sospesa l’erogazione. La nostra protesta verte su più punti. A partire dal deposito cauzionale, che inizialmente era pari a 959 euro per parrocchia, considerata alla stregua di un ente pubblico. Abbanoa sostiene di averla ridotta a 132 euro a chi ne ha fatto richiesta, ma nei fatti le cose non stanno così perché continua considerarci morosi caricandoci i 959 euro iniziali». C’è chi s’è ritrovato persino la richiesta raddoppiata. È il caso di Francesco Mariani, parroco di San Giuseppe: «Mi viene chiesto il deposito sia per la chiesa che per la casa parrocchiale, che viene considerata un’utenza a parte».
Poi ci sono le chiesette di campagna, oppure quelle che vengono utilizzate una volta l’anno per una sagra. «Il balzello riguarda ogni chiesa, anche quelle che aprono per un giorno. Lei pensi che soltanto a Orani – dice don Borrotzu – ce ne sono quindici. Basta moltiplicare la cifra e si ottiene la cifra incredibile che il parroco del paese dovrebbe versare ad Abbanoa». Don Mariani cita invece il caso di Lollove, dove il parroco di San Giovanni Battista a Nuoro, competente per la frazione, «ha ricevuto una bolletta da cinquemila euro».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
