Otto lavoratori vessati: maxi sanzione
di Valeria Gianoglio
Le Fiamme gialle multano una ditta cinese a Pratosardo: vietato l’uso del cellulare, limitati i diritti a ferie e malattia
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NUORO. La chicca, che farebbe persino sorridere se non fosse la tomba dei lavoratori e dei loro diritti, si nasconde al punto numero 4 di una paginetta scritta a mano in un italiano decisamente stentato e ricco di errori di ortografia: “Pausa di 5 minuti per merenda o fumare o bagno”. Come dire: o mangi, o fumi, o corri alla toilette: perché tutto, nei soli 5 minuti di pausa concessi per ogni turno, non si può fare, né sono ammesse deroghe. Mentre al punto numero 3 i lavoratori vengono avvertiti: “Non è più possibile tenere il cellulare nella tasca, si lascia in cassa o nella borsa”. Proprio come in una classe delle scuole elementari, e senza fiatare. E “Se per caso asente (scritto proprio con una “s”, ndr) del giorno lavoro, si prega di avvisare prima o telefonare. Dopo si può recuperare i giorni o si sconta 40 euro al giorno”. Tradotto in altri termini: i lavoratori che hanno bisogno di un giorno particolare di riposo, non scelto dal datore di lavoro, per avere quel giorno devono pagare 40 euro oppure recuperano tutte le ore. Perché le ferie mica si possono scegliere, no, i giorni sono stabiliti dalla ditta. E sono indicati nella seconda paginetta: primo gennaio, Pasqua e Pasquetta, primo maggio, 15 e 16 agosto, primo novembre, 25 e 26 dicembre. Ferie pagate, dunque, per soli 9 giorni all’anno, oltre a un giorno di riposo alla settimana. Per ogni giorno in più scelto dal lavoratore, lo stesso lavoratore deve pagare 40 euro. Ultimo passaggio, ma non in ordine di importanza: lavori 40 ore alla settimana? Non importa: ti paghiamo soltanto per 20, come ufficialmente risulta dal contratto part-time. La malattia? Anche quella, a quanto pare, non era affatto pagata, ma anzi, era il lavoratore a doverla pagare. Funzionava così, da almeno un paio di anni, nel grosso negozio di casalinghi e abbigliamento “Iper shopping” gestito a Pratosardo da una ditta cinese e se non fosse stato per un controllo accurato durato più di un mese ed eseguito dal comando di Nuoro della guardia di finanza coordinato dal capitano Michele Bussu – e terminato con l’avvio di un procedimento amministrativo nei confronti della ditta e una maxi sanzione di circa 15mila euro che la ditta dovrà pagare per ogni lavoratore irregolare – l’andazzo sarebbe andato avanti chissà ancora per quanto tempo in spregio a un numero consistente di diritti dei lavoratori. C’è voluto più di un mese di ispezione scrupolosa, controllo attento dei documenti della ditta, e analisi riga per riga delle buste paga degli ultimi due anni, per accertare che gli 8 dipendenti del grosso negozio di abbigliamento e articoli per la casa – otto lavoratori di Nuoro, Oliena, Mamoiada e dintorni – erano stati assunti con un contratto irregolare. Ma non solo: secondo quanto ricostruito dalle Fiamme gialle, gli stessi 8, per poter ottenere l’impiego e visto che non sono proprio tempi nei quali di offerte di lavoro se ne trovano a pacchi, avevano dovuto accettare quello che passava loro il convento. Ovvero: una paga di 750 euro al mese per lavorare 40 ore alla settimana, restando assicurati tuttavia solo per 20 ore, e le altre tutte in nero. A conti fatti: 4 euro e 68 centesimi per ogni ora. Molto meno di una colf o di un dipendente di un’impresa di pulizia. Ma a far storcere il naso agli uomini del comando di Nuoro delle Fiamme gialle, dopo tanti giorni trascorsi nel negozio a scartabellare documenti, sono state un paio di paginette scritte a mano che i titolari della ditta avevano fatto firmare ai dipendenti. Una sorta di scrittura privata che, come spiega la stessa Guardia di finanza nuorese, guidata dal comandante Antonello Ulgeghe, «prevedeva tra l’altro, di non parlare con i colleghi se non per ragioni di lavoro, di riporre il cellulare in tasca, in cassa o in borsa, di poter usufruire di una pausa di 5 minuti. Se un dipendente si assentava dal lavoro doveva corrispondere 40 euro o recuperare le ore. Le ferie erano decise dalla ditta e per soli 9 giorni all’anno». Ma non basta: «I lavoratori – aggiungono ancora le Fiamme gialle – erano costretti a lavorare oltre l’orario previsto, senza ferie e senza poter usufruire delle assenze retribuite in caso di malattia».
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