Operaio stalker allontanato dai carabinieri dalla sua ex
di Kety Sanna
La donna perseguitata e minacciata da un 40enne che non voleva accettare la fine della loro relazione
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NUORO. Non aveva accettato la fine della loro relazione amorosa tanto da diventare per lui l’ossessione assoluta. Richiesta di chiarimento, continue telefonate e messaggi, pedinamenti fino ad arrivare alle minacce nei confronti dell’amata. È la triste sequenza di azioni messe in atto da un 40enne disoccupato, con precedenti penali, nei confronti della ex convivente. L’uomo, secondo la denuncia presentata dalla donna e i successivi accertamenti fatti dai militari, avrebbe in più occasioni minacciato e molestato l’ex fidanzata, causandole un costante stato di tensione e ansia. L’operaio voleva, in tutti i modi riallacciare il rapporto amoroso con la ragazza ma il secco rifiuto della donna ha scatenato in lui una vera e propria ossessione, sfociata poi in un’insistente persecuzione nei confronti della vittima che, esausta, ha chiesto l’intervento dei carabinieri.
L’operaio, inchiodato da importanti indizi raccolti dagli inquirenti, è stato perciò denunciato in stato di libertà e dovrà rispondere del reato di atti persecutori. Una storia triste, purtroppo molto simile a tante altre che quasi quotidianamente finiscono sul tavolo del tribunale. Vicende che negli anni hanno assunto una valenza sempre maggiore e oggi più che mai drammatica, caratterizzata da una violazione dei diritti umani, dell’integrità fisica e psicologica, della sicurezza, della libertà e della dignità della persona. Lo stalking, fenomeno socialeche da qualche anno è sotto sorveglianza da parte dell’Arma dei carabinieri che si è dotata di una sezione “Atti persecutori”, composta da militari specializzati che sorvegliano il problema. Nel comando provinciale di Nuoro sono due le figure che si occupano di questa tipologia di reati (il luogotenente Maurizio Puddu e il maresciallo ordinario Paolo Pettrucelli) e intervengono su tutto il territorio provinciale, cercando di dare una risposta a donne, vittime di atti persecutori. Nel palazzo di piazza Palestro, due anni fa è stata istituita, su iniziativa del club cittadino Soroptimist International, “Una stanza tutta per sé”, il nuovo spazio di ascolto per le donne vittime di violenza. Un ambiente accogliente, dai colori rassicuranti, pensato per mettere a proprio agio tutte le persone che hanno subito violenza e allo stesso tempo consentire ai militari di riuscire a supportare le vittime nel migliore dei modi. Una stanza dalle pareti azzurre che ha accolto diverse donne che, con coraggio, hanno deciso di sporgere denuncia e raccontare l’inferno vissuto. «In questi anni – ha detto il maggiore Luigi Mereu, comandante del nucleo investigativo di Nuoro – i numeri fotografano un fenomeno in aumento. I nostri dati dal 2013 al 2017 sugli atti persecutori sono cresciuti di 20 unità: da 14 si è passati a 34. Con questo – ha aggiunto il militare – non si vuole dire che il problema si sia aggravato ma c’è stata un’inversione di tendenza dovuta alla consapevolezza acquisita da parte delle vittime che, per porre fine alle sofferenze, è bene denunciare. C’è ancora tanto sommerso – ha proseguito il capitano – e occorre continuare con le campagne di sensibilizzazione per dare una mano alle tante persone che per paura di rimanere sole, o subire ulteriori vessazioni, preferiscono continuare a subire in silenzio». Anche per i casi di maltrattamenti in famiglia i numeri sono cresciuti in maniera esponenziale: 2 nel 2013 per passare ai 15 del 2014 fino ai 25 del 2015; nel 2016 si è registrata una diminuzione con 15 casi che sono schizzati a 27 nel 2017. «Occorre sottolineare che spesso un solo reato, come “maltrattamenti in famiglia” ne può racchiudere degli altri: lesioni personali, violenza sessuale e privata, minacce e anche atti persecutori. In alcuni casi, quando ancora non si configurano reati perseguibili d'ufficio, ossia quelli tutelati dallo stato anche a prescindere dalla volontà della vittima, si può agire con l’ammonimento da parte del questore, una diffida nei confronti dell’ammonito che se persevera rischia un aumento di pena».
L’operaio, inchiodato da importanti indizi raccolti dagli inquirenti, è stato perciò denunciato in stato di libertà e dovrà rispondere del reato di atti persecutori. Una storia triste, purtroppo molto simile a tante altre che quasi quotidianamente finiscono sul tavolo del tribunale. Vicende che negli anni hanno assunto una valenza sempre maggiore e oggi più che mai drammatica, caratterizzata da una violazione dei diritti umani, dell’integrità fisica e psicologica, della sicurezza, della libertà e della dignità della persona. Lo stalking, fenomeno socialeche da qualche anno è sotto sorveglianza da parte dell’Arma dei carabinieri che si è dotata di una sezione “Atti persecutori”, composta da militari specializzati che sorvegliano il problema. Nel comando provinciale di Nuoro sono due le figure che si occupano di questa tipologia di reati (il luogotenente Maurizio Puddu e il maresciallo ordinario Paolo Pettrucelli) e intervengono su tutto il territorio provinciale, cercando di dare una risposta a donne, vittime di atti persecutori. Nel palazzo di piazza Palestro, due anni fa è stata istituita, su iniziativa del club cittadino Soroptimist International, “Una stanza tutta per sé”, il nuovo spazio di ascolto per le donne vittime di violenza. Un ambiente accogliente, dai colori rassicuranti, pensato per mettere a proprio agio tutte le persone che hanno subito violenza e allo stesso tempo consentire ai militari di riuscire a supportare le vittime nel migliore dei modi. Una stanza dalle pareti azzurre che ha accolto diverse donne che, con coraggio, hanno deciso di sporgere denuncia e raccontare l’inferno vissuto. «In questi anni – ha detto il maggiore Luigi Mereu, comandante del nucleo investigativo di Nuoro – i numeri fotografano un fenomeno in aumento. I nostri dati dal 2013 al 2017 sugli atti persecutori sono cresciuti di 20 unità: da 14 si è passati a 34. Con questo – ha aggiunto il militare – non si vuole dire che il problema si sia aggravato ma c’è stata un’inversione di tendenza dovuta alla consapevolezza acquisita da parte delle vittime che, per porre fine alle sofferenze, è bene denunciare. C’è ancora tanto sommerso – ha proseguito il capitano – e occorre continuare con le campagne di sensibilizzazione per dare una mano alle tante persone che per paura di rimanere sole, o subire ulteriori vessazioni, preferiscono continuare a subire in silenzio». Anche per i casi di maltrattamenti in famiglia i numeri sono cresciuti in maniera esponenziale: 2 nel 2013 per passare ai 15 del 2014 fino ai 25 del 2015; nel 2016 si è registrata una diminuzione con 15 casi che sono schizzati a 27 nel 2017. «Occorre sottolineare che spesso un solo reato, come “maltrattamenti in famiglia” ne può racchiudere degli altri: lesioni personali, violenza sessuale e privata, minacce e anche atti persecutori. In alcuni casi, quando ancora non si configurano reati perseguibili d'ufficio, ossia quelli tutelati dallo stato anche a prescindere dalla volontà della vittima, si può agire con l’ammonimento da parte del questore, una diffida nei confronti dell’ammonito che se persevera rischia un aumento di pena».
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