Peste suina, il sindaco di Desulo Luigi Littarru colpevole di omissione
Le motivazioni della sentenza di condanna del primo cittadino che, vittima di un'intimidazione dopo aver emanato ordinanze per l'abbattimento di maiali, non aderì alle richieste di far sopprimere altri suini
DESULO. Il sindaco Luigi Littarru paga il cambio di rotta. Per i giudici del tribunale di Oristano non è giustificabile il ravvedimento che il primo cittadino ebbe nella vicenda legata alla peste suina e alla mancata emissione dell'ordinanza di abbattimento e distruzione di tre capi da un allevamento. Poche settimane fa per lui era arrivata la condanna a cinque mesi per omissione d'atti d'ufficio, nei giorni scorsi sono invece state pubblicate le motivazioni della sentenza che a quella condanna ha portato.
L'antefatto è ciò che ha dato origine al processo. Nel giugno 2016, il sindaco si era rifiutato di emettere l'ordinanza di abbattimento di tre maiali positivi al virus della peste suina. Riteneva che a farlo dovesse l'Unità di progetto della Regione perché, come sostenuto dall'avvocato difensore Giancristian Melis, l'allevamento incriminato sarebbe stato irregolare. Il proprietario aveva infatti acquisito i tre maiali che precedentemente alla contaminazione erano allo stato brado. La positività era successiva a questo passaggio ed è in quel momento che entra in gioco il rimpallo di responsabilità che ha portato alla condanna del sindaco. Luigi Littarru rimanda al mittente la richiesta di procedere che era stata avanzata dai veterinari della Regione. Questi comunicano il rifiuto e il presidente della giunta, Francesco Pigliaru, manda il suo definitivo ordine al sindaco il quale, ancora una volta, non provvede. L'omissione è in questo secondo diniego e le motivazioni della sentenza spiegano anche perché.
Per i giudici è chiaro che la responsabilità fosse in capo al sindaco. La procedura è spiegata chiaramente dalla legge e gli abbattimenti su capi senza proprietario spettano alla Regione, per tutti gli altri la Assl si rivolge all'autorità locale per le questioni sanitarie: queste sono in capo al sindaco. I tre maiali del resto non potevano più essere considerati come bestie senza proprietario. Un solo testimone riteneva che i termini per la regolarizzazione fossero scaduti da un anno e che quindi quella attuata nel 2016 non fosse valida, ma la legge anche in questo caso è chiara e dice il contrario.
C'era poi l'aspetto che maggiormente ha suscitato attenzioni. In aula proprio il sindaco aveva detto di temere per la propria incolumità: aveva ricevuto un'intimidazione armata dopo essere intervenuto a favore di altri abbattimenti. Le fucilata contro la sua casa sono, secondo i giudici, il motivo per cui c'è stato il cambio di rotta nell'azione contro la peste suina. Ma sempre per i giudici, nel frangente in cui non emette l'ordinanza, il pericolo non sarebbe stato dietro l'angolo. Inutile dire che il sindaco presenterà appello contro la sentenza.
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