I defibrillatori? A Nuoro sono ancora troppo pochi
Giusy Ferreli
Lo strumento salvavita si trova in molti impianti sportivi ma manca in Comune. «Avere un numero adeguato di persone abilitate serve a ridurre la mortalità»
2 MINUTI DI LETTURA
NUORO. Nuoro città cardioprotetta? Ancora no. Nonostante l’impegno di operatori e associazioni il capoluogo barbaricino è ben lontano dall’avere raggiunto la copertura necessaria a garantire l’intervento con il defibrillatore, strumento in grado di salvare vite umane, in caso di bisogno. Le eccezioni positive non mancano: in città si trova nella parafarmacia del supermercato Simply e nell’istituto comprensivo 4.
Defibrillatori sono presenti anche nella palestra del Coni, nella piscina di via Lazio, nel centro polivalente e negli impianti sportivi dei Salesiani. Mancano, invece, in luoghi pubblici molto frequentati (giusto per fare un esempio manca nel palazzo comunale di via Dante). Gian Franco Gusai, infermiere della Assl di Nuoro e referente per la formazione dell’area di emergenza – urgenza, da anni è in prima linea per trasformare il capoluogo barbaricino in una realtà cardioprotetta. Negli ultimi tre anni ha formato oltre 1200 persone (700 solo in città) tramite corsi di base e avanzati per operatori sanitaria e “laici” di rianimazione cardiopolmonare e uso del dea (Blsd). A capo dell’associazione Emergo training si occupa di sensibilizzazione e informazione sia nel mondo della scuola che in quello dell’associazionismo. «Siamo consapevoli che aver un numero adeguato di persone abilitate all’utilizzo di questo strumento significhi ridurre la mortalità» dice Gusai. I numeri parlano chiaro: l’arresto cardiaco nel 60 per cento dei casi avviene in un luogo pubblico e per questo un defibrillatore può fare la differenza tra la vita e la morte se applicato entro tre – cinque minuti dall’arresto cardiaco, in attesa dei soccorsi avanzati. «Purtroppo, nonostante l’elevata incidenza di malattie del cuore in Sardegna, la cardioprotezione è un traguardo ancora lontano e Nuoro non fa eccezione. È un questione culturale- sottolinea Gusai che aggiunge: «se si pensa che nel bando regionale con il quale si mettevano a disposizione contributi per l’acquisto di defibrillatori sono state presentate solo 184 domande, e che soltanto in provincia le associazioni sportive arrivano a 530, allora è facile capire quanto a ancora si sia indietro sul piano cultura». Qualcosa però si muove anche grazie a gli studi del cardiologo nuorese Uccio Casu. Il direttore dell'Unità operativa complessa di cardiologia e la sua equipe sono impegnati nello studio di alcune patologie cardiache, in particolare la sindrome di Brugada, che porta alla morte improvvisa e la tachicardia ventricolare. Casu porta avanti una ricerca di epidemiologia e genetica, analizza i profili delle persone colpite dalla sindrome di morte cardiaca improvvisa e i geni dei familiari. «E sull’onda di queste nuove conoscenze molti pazienti hanno acquistato il macchinario» conclude Gusai. Perché tra la vita e la morte c’è un confine labilissimo. Che passa per il defibrilatore.
Defibrillatori sono presenti anche nella palestra del Coni, nella piscina di via Lazio, nel centro polivalente e negli impianti sportivi dei Salesiani. Mancano, invece, in luoghi pubblici molto frequentati (giusto per fare un esempio manca nel palazzo comunale di via Dante). Gian Franco Gusai, infermiere della Assl di Nuoro e referente per la formazione dell’area di emergenza – urgenza, da anni è in prima linea per trasformare il capoluogo barbaricino in una realtà cardioprotetta. Negli ultimi tre anni ha formato oltre 1200 persone (700 solo in città) tramite corsi di base e avanzati per operatori sanitaria e “laici” di rianimazione cardiopolmonare e uso del dea (Blsd). A capo dell’associazione Emergo training si occupa di sensibilizzazione e informazione sia nel mondo della scuola che in quello dell’associazionismo. «Siamo consapevoli che aver un numero adeguato di persone abilitate all’utilizzo di questo strumento significhi ridurre la mortalità» dice Gusai. I numeri parlano chiaro: l’arresto cardiaco nel 60 per cento dei casi avviene in un luogo pubblico e per questo un defibrillatore può fare la differenza tra la vita e la morte se applicato entro tre – cinque minuti dall’arresto cardiaco, in attesa dei soccorsi avanzati. «Purtroppo, nonostante l’elevata incidenza di malattie del cuore in Sardegna, la cardioprotezione è un traguardo ancora lontano e Nuoro non fa eccezione. È un questione culturale- sottolinea Gusai che aggiunge: «se si pensa che nel bando regionale con il quale si mettevano a disposizione contributi per l’acquisto di defibrillatori sono state presentate solo 184 domande, e che soltanto in provincia le associazioni sportive arrivano a 530, allora è facile capire quanto a ancora si sia indietro sul piano cultura». Qualcosa però si muove anche grazie a gli studi del cardiologo nuorese Uccio Casu. Il direttore dell'Unità operativa complessa di cardiologia e la sua equipe sono impegnati nello studio di alcune patologie cardiache, in particolare la sindrome di Brugada, che porta alla morte improvvisa e la tachicardia ventricolare. Casu porta avanti una ricerca di epidemiologia e genetica, analizza i profili delle persone colpite dalla sindrome di morte cardiaca improvvisa e i geni dei familiari. «E sull’onda di queste nuove conoscenze molti pazienti hanno acquistato il macchinario» conclude Gusai. Perché tra la vita e la morte c’è un confine labilissimo. Che passa per il defibrilatore.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
