la polemica
di Giovanni Melis
SORGONO. Riduzione del personale medico in Nefrologia, declassamento della dialisi di Sorgono da centro decentrato ad assistenza continuativa ad un centro dialisi con assistenza limitata. Con la...
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SORGONO. Riduzione del personale medico in Nefrologia, declassamento della dialisi di Sorgono da centro decentrato ad assistenza continuativa ad un centro dialisi con assistenza limitata. Con la conseguenza che un solo medico sarebbe presente per un solo turno, che renderebbe assenti quei requisiti minimi per l’assistenza ai pazienti. Il tutto unito al disagio di file estenuanti e seri problemi di sicurezza in caso di complicanze. Questo il quadro che attenderebbe il reparto dialisi dell’ospedale di Sorgono, secondo quanto emerso nei giorni scorsi nella riunione con i vertici Ats. La notizia è data da dieci pazienti della dialisi che hanno sottoscritto una lettera appello indirizzata ai sindaci, all’associazione nefropatici e alla prefettura di Nuoro, oltre che agli organi di stampa. Dieci firme, dieci storie di assistenza continuativa in quello che un tempo era il reparto di eccellenza della Asl 3 di Nuoro, non solo della piccola Sorgono. I fasti della Nefrologia diretta da Franco Logias, con i corsi di formazione, le conferenze nazionali ed internazionali e i tanti medici che dal continente giungevano nel Mandrolisai ad apprendere i segreti delle indagini diagnostiche con l’ecografo, o degli accessi vascolari. Specialisti come Tonio Barracca, Oscar Manca e Fulvio Fiorini erano stati protagonisti degli eventi formativi. Ma questa è storia di dieci anni fa. Quella équipe che attirava pazienti da mezza Sardegna è stata progressivamente smantellata. In dieci anni un capitale di conoscenze, esperienza e successi è stato cancellato dai vari riordini della sanità. E ora i pazienti temono di dover migrare a Nuoro, Oristano o Cagliari. Dove ci sarà posto insomma. Ma i dializzati non ci stanno. «Non possiamo accettare – si legge nella missiva – che il centro, già penalizzato dai tagli degli scorsi anni, da tre medici ad uno, non rispetti i criteri indispensabili perchè un dializzato sia in un Cal». I pazienti conoscono la situazione di Nuoro e non intendono affrontare quotidiani viaggi della speranza a centinaia di chilometri di distanza. Di qui la richiesta di «un intervento urgente mirato a scongiurare tale ipotesi. Annunciamo di essere pronti a qualsiasi iniziativa, anche legale per tutelare i nostri diritti». I firmatari della missiva aggiungono di «non essere disposti a tollerare sulla loro pelle i risultati di una politica sanitaria di tagli scellerati». Emergono storie diverse di persone che vivono disagi e complicanze legate alla malattia: dagli anziani, ultra ottantenni che ogni due giorni raggiungono l’ospedale con la loro utilitaria, al paziente che spesso arriva scompensato, o al padre di famiglia che fa ricorso alle ultime forze per affrontare il viaggio di ritorno al volante della sua automobile per non disturbare nessuno. Venti, trenta chilometri si possono fare. Cinquanta o cento no. La protesta per loro è l’ultima spiaggia. «Siamo disposti a gesti estremi, come anche non fare più la dialisi». La protesta è arrivata anche a sindaci e sindacati. «Attendiamo rassicurazioni da parte della Atss sulla sorte dei nefropatici del nostro territorio – dice il sindaco di Atzara, Alessandro Corona –. Mi auguro che quanto lamentato sia solo un malinteso e che il servizio venga potenziato e non declassato. Diversamente sarà l’ennesima conferma di quanto stiamo assistendo: il progressivo smantellamento dello stato sociale con gravi danni verso le categorie più deboli».
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