La Nuova Sardegna

Nuoro

Sos degli infermieri: nuove assunzioni o qui si ferma tutto

di Stefania Vatieri
Sos degli infermieri: nuove assunzioni o qui si ferma tutto

Il presidente dell’Ordine professionale: ormai lavoriamo in condizioni di estremo disagio, siamo rimasti in pochi

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NUORO. Contratti bloccati da dieci anni, turni di lavoro massacranti e come se non bastasse stipendi ridotti all'osso. È la situazione degli infermieri nelle corsie degli ospedali italiani, un'emergenza nazionale che si impone con prepotenza anche nella provincia nuorese, dove i tagli della spesa sanitaria e il blocco del turnover hanno indebolito in maniera esponenziale la categoria. A denunciare la grave situazione in cui lavorano gli infermieri barbaricini è Roberto Sogos, infermiere del blocco operatorio del San Francesco di Nuoro, eletto a febbraio presidente provinciale del neonato ordine nazionale infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici di infanzia, con oltre 2000 iscritti, che a pochi giorni dalla Giornata internazionale dell'infermiere scende in campo per rivendicare i diritti che da anni vengono negati alla categoria.

«Il quadro generale è allarmante e noi siamo preoccupati per la grave situazione in cui operano le strutture sanitarie della provincia, svilite da una cronica carenza di personale infermieristico e non solo – sottolinea Sogos –. Nell'ospedale San Francesco la situazione è al limite dell'umano: lavoriamo ogni giorno sul filo del rasoio con una carenza di circa cento infermieri, a discapito naturalmente della sicurezza e qualità dei servizi». Ma anche delle condizioni di lavoro degli infermieri stessi, una delle categorie più a rischio per sindrome da burnout e stress. L’ultimo campanello d’allarme sulla carenza di infermieri nel Belpaese è stato lanciato dall’Ocse: all’appello mancherebbero 60mila infermieri. Nel territorio barbaricino, che abbraccia la vecchia provincia, le unità sarebbero oltre il centinaio, trasformando quello che già era un lavoro al cardiopalma in una corsa contro il tempo. «È ora di nuovi contratti, bloccati ormai da dieci anni, ma soprattutto è giunto il momento di disegnare un nuovo modello di sanità e una diversa organizzazione assistenziale dove alla professione infermieristica venga riconosciuto il giusto valore, più volte ribadito dalle norme, con il riconoscimento delle competenze specialistiche – prosegue il presidente provinciale Ipasv –. Dobbiamo rispondere a una società che cambia, il boom di cronicità impone scelte diverse e decisive, che non possono ricadere sempre sul cittadino costretto a pagare di tasca propria le prestazioni». Con l’aumento della prospettiva di vita infatti la necessità di assistenza è aumentata proprio per ciò che comporta il processo di invecchiamento, da tutti punti di vista sia fisico che sociale, al punto che non è più possibile fare a meno di avere gli infermieri, figure che hanno la formazione e la competenza per rispondere totalmente ai bisogni della popolazione.

«Ogni aumento del fabbisogno di competenze infermieristiche richiede un aumento di personale – aggiunge Roberto Sogos –. E senza infermieri i servizi stentano, con territori nel deserto assistenziale». Una lotta che si estende anche al mancato riconoscimento della professione con conseguente demansionamento: l'infermiere nell’immaginario collettivo è quello che assiste il medico, al di là delle varie specializzazioni che possiede. « Negli altri paesi, invece – ribadisce Sogos – è la persona che segue la terapia e che porta il paziente ad uscire dall'ospedale. Una figura importantissima». E mentre da noi i reparti fanno acqua da tutte le parti, il Regno Unito invia reclutatori nelle università del Bel Paese per esportare le eccellenti professionalità dei nostri infermieri in Inghilterra, dove ad accoglierli ci sono contratti a tempo indeterminato, giuste retribuzioni, corsi di lingue e possibilità di crescita.

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