Armi e droga, quattordici in aula
I giudici rinviano l’avvio del procedimento al 30 maggio per decidere sulle richieste dei difensori
NUORO. Tutti innocenti sino a prova contraria. Se i componenti della banda, che secondo la Direzione distrettuale antimafia di Cagliari trafficavano in armi e droga tra la Sardegna e il Nord Italia, si sono realmente macchiati della lunga serie di reati aggravati dal vincolo associativo sarà il processo che si celebrerà a Nuoro a stabilirlo.
Ieri mattina 18 maggio, il tribunale collegiale presieduto da Giorgio Cannas si è riservato di decidere sulle richieste dei difensori dei quattordici imputati facendo slittare l’apertura del dibattimento al 30 maggio. Le questioni preliminari sollevate di fronte ai giudici sono andate dalle eccezioni di competenza territoriale per alcuni, alle richieste di revoca delle misure cautelari per altri attualmente detenuti in carcere, agli arresti domiciliari o con l’ obbligo di dimora. L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero della Dda di Cagliari Gilberto Ganassi, si è opposta alla richiesta di trasferire il procedimento in altri tribunali della penisola (Padova e Parma) visto che la base dell’organizzazione sarebbe stata ad Orgosolo. Questioni preliminari che verranno sciolte a fine mese, data dell’avvio del processo a carico di Lucio Baltolu, Gaetano Frio, Enrico Brau, Antonio Francesco Mereu, Danilo Mazoni, Roberto Mezza, Giulio Cesare Mulas, Raffaele Paladini, Paolo Paris, Antonio Francesco Pipere, Francesco Piras, Peppino Puligheddu, Vittorio Scano e Giampiero Serra. L’operazione della Dda cagliaritana, denominata appunto “Tutti innocenti”, risale al marzo dello scorso anno. Gli investigatori hanno sgominato una banda i cui affari si sarebbero ramificati tra la Sardegna, l’Emilia Romagna il Veneto e la Lombardia. Traffici di droga e di armi, che sarebbero state sottratte anche all’Esercito per essere riassemblate e rivendute, le principali attività del gruppo. A queste si sarebbero aggiunti piani criminosi di più ampio respiro come assalti ai blindati portavalori e addirittura il furto a scopo di estorsione della salma di Enzo Ferrari, fondatore dell’omonima casa automobilistica, dal cimitero di Modena. Il gruppo avrebbe eseguito diversi sopralluoghi, definendo la gestione dei contatti con i familiari. Dalle prime indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Nuoro sono poi scaturiti due filoni d’indagine distinti ma collegati tra loro. Il primo ha visto il coinvolgimento di Graziano Mesina e del suo ex complice Gigino Milia, il secondo riconducibile a Giovanni Antonio Mereu, considerato dagli investigatori il capo della banda. L’orgolese da anni trapiantato in provincia di Parma, avrebbe stretto rapporti con alcuni esponenti della ’Ndrangheta calabrese. Una quarantina le persone coinvolte avario titolo nell’inchiesta “Tutti innocenti”. Di queste, quattordici siedono tra i banchi degli imputati nel processo di Nuoro, altre otto hanno chiuso il procedimento penale con il patteggiamento (con pene che vanno dai 4 anni a 3 mesi), e diciotto hanno scelto il rito abbreviato. In un primo tempo il rito ordinario si sarebbe dovuto svolgere a Cagliari, sede della Dda, ma su richiesta dei difensori di uno degli imputati in sede di udienza preliminare il processo è stato poi trasferito nel tribunale nuorese.
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