La Nuova Sardegna

Nuoro

Masuri, dalla parte dei deboli

di Nino Muggianu

L’avventura in Africa di un missionario laico di Dorgali

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DORGALI. Da undici anni condivide la vita con i più poveri del Kenya. Antonino Masuri, missionario laico nato a Dorgali nel 1968, dopo la laurea in Economia entra nei Memores Domini, laici che vivono seguendo i Consigli Evangelici. Dal 2007 lavora in Africa per la Fondazione Avsi nel programma di Sostegno a Distanza per 3000 bambini poveri e le loro famiglie, con attività di promozione umana e sviluppo. Ha girato vari Paesi per incontri e testimonianze. È scampato ad un attentato terroristico, ha incontrato ambasciatori, cardinali, registi, parlamentari, imprenditori, migliaia di studenti ed ama ripetere che è “in Africa a servire Gesú nei poveri”. Ha un profilo Facebook con oltre 3000 amici. Masuri si presenta sempre come “sardo” sottolineando con orgoglio il legame con la sua terra.

Com'è stato l’arrivo in Africa? «Quando sono atterrato a Nairobi mi ha colpito subito il traffico caotico e sgangherato e soprattutto la tanta gente che camminava a piedi. I primi mesi non furono semplici: imparai presto che non potevo più camminare a piedi quando volevo e scoprii che ero “bianco”. Anche di fronte a fatti come le recenti inondazioni mi colpisce la grande dignità con cui la gente affronta le mille sfide. Il loro rapporto con la vita e la morte mi sembra molto piu semplice del nostro». Qual è ora la situazione in Kenya? «Dopo mesi di siccità, da marzo sta piovendo incessantemente causando 150 decessi, 300mila sfollati e 19mila animali morti. La gente è disperata per la distruzione del raccolto dei fagioli, ormai marci: sono stati distrutti ventimila ettari di raccolto. È crollata una diga a Nakuru, usata per l’irrigazione delle rose di cui il Kenya è uno dei piu grandi esportatori, uccidendo 46 persone. In Kajado sono crollati tre ponti causando altri morti. In Migori è crollata un’altra diga, lasciando circa 100 famiglie senza casa. Nel campo profughi di Dadaab, al confine con la Somalia, dove Avsi è presente dal 2009, varie zone sono rimaste isolate con il serio rischio di una epidemia di colera».

Alla luce di questi fatti, può fare un bilancio della sua esperienza in Africa? «Undici anni sono molti, eppure sono volati via in fretta. Il mio cambiamento ne è il frutto principale: a cambiarmi è stata l’esperienza di Cristo in Africa. Ho imparato che il fatto più importante nella vita non è dove sono ma “con chi” sono in cammino. In undici anni d’Africa io non conosco un più grande fattore di sviluppo di Gesù: dove è riconosciuto e accolto, la gente cambia», conclude Antonino Masuri.

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