La Nuova Sardegna

Nuoro

Tanca Manna, rivivono i nuragici

di Valeria Gianoglio
Tanca Manna, rivivono i nuragici

Dalla fusione del bronzo agli scavi e alle visite guidate: la nuova vita dell’area un tempo abbandonata 

3 MINUTI DI LETTURA





NUORO. Alle 11.30, sotto il sole che filtra dalle nubi stratificate, comincia la fusione del bronzo. Poco più avanti, un gruppetto di aspiranti baby-archeologi scava nella terra, dribbla le pietre di granito, e riporta alla luce piccole tracce di un passato lontano, ma forse in fondo neppure troppo. E a qualche metro di distanza, invece, in uno scenario proiettato tutto nel futuro, alcuni ragazzi indossano occhiali 3d e si tuffano mente e corpo all’interno di una capanna di 3500 anni fa.

Ne è passato di tempo da quando l’area di Tanca Manna – uno dei sette colli sui quali si è formata Nuoro – era solo una zona periferica e semi-dimenticata del capoluogo barbaricino: un luogo dove gli studenti si rifugiavano quando saltavano le lezioni, gli amanti dell’alcol passavano intere serate, un nutrito gruppo di nuoresi abbandonava i rifiuti, e le rocce granitiche del nuraghe venivano saccheggiate in barba alla storia per costruire alcune case di via Martiri della libertà.

Ci sono voluti sei anni, cinque campagne di scavi archeologici promosse e seguite dall’università di Bologna e il sostegno del Comune di Nuoro e della Fondazione Sardegna, ci sono voluti soprattutto il coraggio, le idee e la visione, che l’attuale gestore dell’area, l’archeologo nuorese Demis Murgia, ha infuso in tutti questi anni per stendere un progetto di rilancio della zona e vincere un bando regionale, c’è voluto anche il prezioso contributo di tecnologia e formazione della Lariso: ecco, c’è voluto tutto questo ma alla fine Tanca manna ha cominciato ad assumere le sembianze che in tanti avrebbero sperato: un parco archeologico dove rivivere la storia dei proto-nuoresi del 1500 avanti Cristo. E ieri la quinta “Nuragic experience” – così come è stata battezzata sin dall’inizio – è stata solo l’ennesima tappa di un percorso molto più lungo per mostrare a tutti i visitatori come si viveva davvero in epoca nuragica. «Chi lo avrebbe mai detto tempo fa che oggi ci saremmo trovati qui tra campagne di scavi, visite guidate, studenti che giocano a fare i piccoli nuragici, rappresentazioni 3d del villaggio di 3500 anni fa. Eppure ce l’abbiamo fatta e siamo riusciti grazie anche un grande lavoro di rete» dice l’archeologo e gestore del parco di Tanca Manna, Demis Murgia. E la giornata di ieri è stata solo l’ultima conferma che l’archeologia anche a Nuoro può diventare fonte di lavoro e di opportunità per tanti. «In quest’area, ormai, stiamo scavando dal 2012 – spiega la direttrice degli scavi, Florencia Debandi, dell’università di Bologna – e abbiamo portato alla luce dodici capanne dell’antico villaggio. Ma c’è ancora tanto da scavare. Grazie alla realizzazione del parco archeologico e a iniziative come questa di oggi anche noi archeologi abbiamo la possibilità di mostrare ai visitatori il risultato del nostro lavoro».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative