Gueye e la Bottega del migrante
Stefania Vatieri
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Gueye nella Bottega del migrante (foto Massimo Locci)In via Mereu a Nuoro il primo progetto di imprenditoria sociale e di inclusione finanziato dalla Regione
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NUORO. Ha percorso migliaia di chilometri attraversando l'intero continente africano stipato in un furgone. Poi, a bordo di un barcone, ha risalito il Mediterraneo fino alle coste greche per scappare alla guerra civile e alla povertà. Oggi, grazie a un bando regionale che promuove gli inserimenti lavorativi degli immigrati e alla cooperativa Scenari Verdi, Gueye Mora Diarra, rifugiato politico senegalese che da due anni vive insieme con altri migranti a casa Moro, nel cuore di San Pietro, ha trovato il suo riscatto sociale. Da qualche mese infatti il giovane senegalese con alle spalle una storia fatta di fame e paura, lavora nella bottega del commercio equo e solidale di via Mereu, a due passi dai giardini di piazza Vittorio Emanuele, dove grazie a un progetto, l'unico finanziato nell'intera provincia nuorese, e messo in campo dalla cooperativa sociale Scenari Verdi grazie all'assessorato regionale al Lavoro, vende prodotti realizzati con materiali riciclati o riutilizzati. Il sogno nel cassetto è portare l'anziana nonna e la moglie dal Senegal a Nuoro, dove vorrebbe vivere e lavorare. «È un sogno che finalmente si realizza, perché lavorare è sempre stato il mio primo obiettivo da quando diciotto anni fa sono scappato dalla mia terra – racconta Gueye con emozione –. Amo questa città, la considero la mia seconda casa e qui sono stato accolto da tutti con grande affetto. I nuoresi sono persone eccezionali a cui devo tutta la mia gratitudine perché grazie alla profonda umanità mi hanno donato una seconda chance, che mi ha permesso di poter pensare al futuro in maniera positiva».
Dal Senegal al Gambia, lungo il deserto del Sahara, con destinazione Alessandria D'Egitto, in un viaggio della speranza che accomuna migliaia di migranti che tra mille incognite e traversie partono alla volta di una nuova e migliore vita. «Ho vissuto in Serbia, Ungheria, Turchia e poi in Grecia, spesso sono stato trattato solo e semplicemente come una merce umana da sfruttare – dice Gueye –. La vera amicizia l'ho trovata solo qui, dove fin da subito, grazie all'associazione Migrantes, a Barbara Sanna e a Stefano Mannironi, ho sentito l'affetto di casa. Desidero vivere a Nuoro con la mia famiglia e continuare a lavorare nella bottega, nella quale invito tutti a venire anche solo per scambiare due chiacchiere».
La "Bottega del migrante" è un progetto di imprenditoria sociale che in un'ottica di sviluppo locale cerca di far conciliare impresa, ambiente e solidarietà. «Perché la variabile lavoro è l'unico strumento che può costruire autentici percorsi di integrazione sociale —sottolinea Pino D'Antonio, presidente della cooperativa Scenari Verdi –. Attraverso il reddito le persone possono vivere del proprio lavoro: avere una casa, una famiglia e quindi un futuro stabile, abbandonando così l'accattonaggio e le pratiche di commercio illegale. Il caso Gueye rappresenta il primo e unico progetto finanziato dalla regione Sardegna della provincia barbaricina, basato non sull'assistenzialismo bensì sul lavoro vero e proprio, che alla fine degli otto mesi potrebbe rivelarsi un'opportunità lavorativa concreta».
Dal Senegal al Gambia, lungo il deserto del Sahara, con destinazione Alessandria D'Egitto, in un viaggio della speranza che accomuna migliaia di migranti che tra mille incognite e traversie partono alla volta di una nuova e migliore vita. «Ho vissuto in Serbia, Ungheria, Turchia e poi in Grecia, spesso sono stato trattato solo e semplicemente come una merce umana da sfruttare – dice Gueye –. La vera amicizia l'ho trovata solo qui, dove fin da subito, grazie all'associazione Migrantes, a Barbara Sanna e a Stefano Mannironi, ho sentito l'affetto di casa. Desidero vivere a Nuoro con la mia famiglia e continuare a lavorare nella bottega, nella quale invito tutti a venire anche solo per scambiare due chiacchiere».
La "Bottega del migrante" è un progetto di imprenditoria sociale che in un'ottica di sviluppo locale cerca di far conciliare impresa, ambiente e solidarietà. «Perché la variabile lavoro è l'unico strumento che può costruire autentici percorsi di integrazione sociale —sottolinea Pino D'Antonio, presidente della cooperativa Scenari Verdi –. Attraverso il reddito le persone possono vivere del proprio lavoro: avere una casa, una famiglia e quindi un futuro stabile, abbandonando così l'accattonaggio e le pratiche di commercio illegale. Il caso Gueye rappresenta il primo e unico progetto finanziato dalla regione Sardegna della provincia barbaricina, basato non sull'assistenzialismo bensì sul lavoro vero e proprio, che alla fine degli otto mesi potrebbe rivelarsi un'opportunità lavorativa concreta».
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