Rapina all’Ambra night annullate le condanne
di Valeria Gianoglio
La Cassazione ribalta le sentenze precedenti e rinvia tutto a un appello bis Gli avvocati hanno contestato intercettazioni e prove presunte
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SAN TEODORO. Annullate le tre condanne che erano arrivate in appello, per Salvatore Mele, Valentino Dettori e Luigi Rubanu, e con esse bocciate, di fatto, anche quelle arrivate in primo grado. E rideterminata la pena per il quarto imputato, Mario Pudda. Con la sentenza emessa nella tarda serata di martedì, la Corte di Cassazione ribalta le due sentenze precedenti e perfettamente allineate, e riapre i giochi al processo per la rapina all’Ambra night di San Teodoro del 16 agosto 2008 e per il tentato omicidio del carabiniere Stefano Montenegro. E stabilisce che sarà un’altra corte d’appello, nel corso di un nuovo processo di secondo grado, seguendo le linee impartite dai giudici della Suprema Corte, a decidere se condannare gli imputati o se invece stabilire la loro assoluta innocenza.
Ma quella che si è conclusa nelle scorse ore a Roma, intanto, resta una vittoria su tutta la linea per i difensori degli imputati: gli avvocati Gianfranco Siuni e Tullio Moni per Salvatore Mele e Valentino Dettori, il compianto Pasqualino Federici – scomparso di recente – per Luigi Rubanu, e l’avvocato Pasquale Ramazzotti per Mario Pudda. I giochi si riaprono, dunque, nella vicenda giudiziaria nata dalla rapina da 34mila euro commessa il 16 agosto alla discoteca Ambra night di San Teodoro. La Suprema corte con la sua decisione ha di fatto dimostrato di aver accolto gli argomenti della difesa sul “travisamento della prova” e non solo. Uno degli avvocati degli imputati, il legale Gianfranco Siuni, ad esempio, nel suo ricorso scrive che «proprio l’attenta e corretta lettura dei tabulati telefonici» del giorno, «dimostrava che gli imputati, fossero diretti ovunque fuorché a san Teodoro». Ma i legali hanno contestato in modo netto anche il contenuto di alcune intercettazioni e delle successive intercettazioni, ricche di “acrobazie interpretative», e di «mere congetture».
«Alla luce della lettura corretta del contenuto delle conversazioni telefoniche – spiega l’avvocato Siuni, nel suo ricorso – non sussiste alcuna prova agli atti di una preventiva programmazione e pianificazione della rapina ad opera degli imputati». Un altro degli elementi sui quali i difensori si sono concentrati a più riprese per smontare le accuse sono stati alcuni mozziconi di sigaretta trovati sul luogo della rapina. L’accusa, quantomeno quella iniziale, li riconduceva agli imputati. Ma una perizia aveva dimostrato tutt’altro e aveva stabilito che dei sette mozziconi di sigaretta trovati sul luogo della rapina e lungo la via di fuga, non vi era neppure una piccola traccia di Dna compatibile con nessuno degli imputati.
Ma quella che si è conclusa nelle scorse ore a Roma, intanto, resta una vittoria su tutta la linea per i difensori degli imputati: gli avvocati Gianfranco Siuni e Tullio Moni per Salvatore Mele e Valentino Dettori, il compianto Pasqualino Federici – scomparso di recente – per Luigi Rubanu, e l’avvocato Pasquale Ramazzotti per Mario Pudda. I giochi si riaprono, dunque, nella vicenda giudiziaria nata dalla rapina da 34mila euro commessa il 16 agosto alla discoteca Ambra night di San Teodoro. La Suprema corte con la sua decisione ha di fatto dimostrato di aver accolto gli argomenti della difesa sul “travisamento della prova” e non solo. Uno degli avvocati degli imputati, il legale Gianfranco Siuni, ad esempio, nel suo ricorso scrive che «proprio l’attenta e corretta lettura dei tabulati telefonici» del giorno, «dimostrava che gli imputati, fossero diretti ovunque fuorché a san Teodoro». Ma i legali hanno contestato in modo netto anche il contenuto di alcune intercettazioni e delle successive intercettazioni, ricche di “acrobazie interpretative», e di «mere congetture».
«Alla luce della lettura corretta del contenuto delle conversazioni telefoniche – spiega l’avvocato Siuni, nel suo ricorso – non sussiste alcuna prova agli atti di una preventiva programmazione e pianificazione della rapina ad opera degli imputati». Un altro degli elementi sui quali i difensori si sono concentrati a più riprese per smontare le accuse sono stati alcuni mozziconi di sigaretta trovati sul luogo della rapina. L’accusa, quantomeno quella iniziale, li riconduceva agli imputati. Ma una perizia aveva dimostrato tutt’altro e aveva stabilito che dei sette mozziconi di sigaretta trovati sul luogo della rapina e lungo la via di fuga, non vi era neppure una piccola traccia di Dna compatibile con nessuno degli imputati.
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