La Nuova Sardegna

Nuoro

«Badde Salighes, chiedo i danni»

di Giulia Serra

L’ex gestore chiama in causa l’Unione dei Comuni: «Ho lavorato in condizioni disastrose. Ora paghi»

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MACOMER. La struttura ricettiva di Badde Salighes, chiusa dal 2013 ed al centro di una lunga controversia legale, sarà ancora una volta oggetto di una disputa giudiziaria. La società cooperativa Le Scuderie, che l’ha gestita dal 2007 al 2013, ha deciso infatti di intraprendere un’azione legale contro l’Unione dei Comuni del Marghine, ente proprietario dei locali montani in territorio di Bolotana, per chiedere un risarcimento danni morali e materiali. Se già l’Unione, nel dicembre 2017, dopo essere riuscita a rientrare in possesso della proprietà, aveva deciso di proseguire in giudizio contro la società per cercare di recuperare i canoni di affitto dovuti e non versati dall’affidatario – circa 100 mila euro – oggi gli elementi in campo sembrerebbero comporre un mosaico più ampio che sarà il tribunale a valutare nel dettaglio. L’ex gestore ritiene di non esser stato messo nelle condizioni di far decollare il bar-ristorante-albergo a due passi dalla villa stile inglese che fu dell’ingegnere gallese Benjamin Piercy. Per avvalorare questa tesi produce una serie di documenti che certificano le numerose comunicazioni e le richieste fatte negli anni all’ente, al quale si sottoponevano una serie di situazioni problematiche che interferivano con lo sviluppo dell’attività turistico-ricettiva. Claudio Citzia, legale rappresentate de Le Scuderie, racconta oggi di essersi ritrovato ad operare in locali con gravissime carenze strutturali. «Quando abbiamo avviato l’attività, nell’estate del 2007 – dice –, lo abbiamo fatto senza linea telefonica e illuminazione pubblica, in una condizione di grave isolamento che poco si sposa con una realtà che vuole svolgere attività ricettiva e turistica. Non solo, perché ben presto ci siamo resi conto che il tetto dell’albergo era un vero e proprio colabrodo, con perdite in tutte le camere superiori della struttura, invase tra l’altro da nidi di mosche che si erano insinuati nel perlinato e che, accendendo il riscaldamento, invadevano le stanze e creando una condizione igienica non accettabile». Un quadro, quello disegnato dall’ex gestore, nel quale viene fatto rientrare anche il mancato decollo del Giardino botanico ed il disatteso accordo con l’Università di Sassari: elementi questi considerati da Citzia fondamentali per l’avvio del complesso turistico e avrebbero inciso fortemente sulla gestione della struttura. Insomma, al mancato pagamento dei canoni di affitto richiesti dalla proprietà, l’ex gestore contrappone i danni subiti per le condizioni generali nelle quali è stato costretto ad operare. «Se è giusto che l’ente pubblico persegua i suoi interessi – ci dice l’ex gestore – non è giusto però che esso scarichi completamente i rischi e le perdite gestionali sul privato gestore, per responsabilità obiettivamente imputabili a carenze strutturali del complesso oggetto della concessione e ad inadempienze programmatiche riconducibili allo stesso ente appaltante». L’ente sovracomunale nel frattempo ha avviato le procedure per la gara con la quale si affiderà una nuova gestione: la pubblicazione del bando avverrà probabilmente nei prossimi mesi estivi e solo allora si scoprirà se la struttura, chiusa da 5 anni, è ancora appetibile per il mercato turistico.

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