tidu approva il progetto esecutivo
di Valeria Gianoglio
NUORO. Da un anno e quattro mesi sotto sequestro giudiziario, perché ritenuto pericoloso per gli automobilisti, oggetto di alcune inchieste della Procura di Nuoro, l’ultima delle quali riguarda i...
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NUORO. Da un anno e quattro mesi sotto sequestro giudiziario, perché ritenuto pericoloso per gli automobilisti, oggetto di alcune inchieste della Procura di Nuoro, l’ultima delle quali riguarda i lavori eseguiti subito dopo l’alluvione da una ditta incaricata dall’Anas, al centro delle polemiche sollevate da tanti automobilisti e allevatori esasperati perché tagliati fuori dai loro terreni: e adesso, come se non bastasse la cronaca tormentata degli ultimi tempi, al ponte di Oloè è sorto un nuovo problema. Il terrapieno al km 7 della strada provinciale sul quale aveva lavorato a suo tempo la ditta incaricata dall’Anas si sta letteralmente sbriciolando. L’acqua caduta copiosa negli ultimi mesi anche in provincia di Nuoro lo sta erodendo a poco a poco e in tanti, esperti ma non solo, hanno capito che bisogna intervenire al più presto per arrestare il fenomeno ed evitare che la sicurezza del ponte sia compromessa ancora di più. Per questo motivo, nei giorni scorsi, la Provincia di Nuoro ha promosso un bando di gara che punta a cercare una ditta che si occupi al più presto dei lavori di restauro del viadotto.
Per ripristinare la sicurezza del terrapieno esiste già un progetto dettagliato: lo ha redatto l’ingegner Gianmarco Mureddu e prevede, come spiega la relazione tecnica dell’opera, «alcuni interventi di manutenzione delle opere di protezione spondali e di fondo alveo realizzate di recente dall’Anas nell’ambito dei lavori inerenti il ripristino della viabilità nelle strade statali e provinciali della Regione Sardegna interrotte o danneggiate dagli eventi alluvionali del mese di novembre 2013». I nuovi lavori, dunque, dovranno intervenire sui punti che erano già stati oggetto dei lavori dell’Anas. Per il ponte di Oloè, insomma, non sembra davvero esserci pace.
La Provincia, che all’inizio dello scorso aprile ha avuto il via libera da parte della magistratura per mettere in sicurezza il ponte, non appena ha ricevuto la patata bollente si è messa subito al lavoro. E il bando appena pubblicato per ripristinare le sponde erose fa parte proprio di questo percorso, a tappe forzate, per ripristinare la sicurezza nel viadotto.
«Di recente – si legge nella relazione tecnica-esecutiva del progetto per il restauro del viadotto – si sono riscontrati fenomeni di erosione dovuti all’azione dell’acqua e del relativo trasporto solido localizzati in alcuni punti particolarmente critici delle scogliere realizzate a protezione delle fondazioni delle strutture portanti relative al viadotto di Oloè. In particolare i maggiori danni si sono evidenziati nelle scogliere cementate a protezione delle fondazioni delle pile centrali e in quelle a protezione delle spalle del ponte, soprattutto nella zona a valle dello stesso». Ma altri fenomeni di erosione, a quanto pare, si sono manifestati anche nelle scogliere cementate poste a protezione delle spalle del ponte. Il progetto redatto dall’ingegner Mureddu prevede di realizzare una “scogliera drenante in grossi massi ciclopici a protezione delle aree a maggiore criticità e contestualmente a tutela delle opere di protezione spondale già realizzate». Le ditte che vogliono partecipare al bando hanno tempo fino al 26 giugno per presentare le offerte.
Per ripristinare la sicurezza del terrapieno esiste già un progetto dettagliato: lo ha redatto l’ingegner Gianmarco Mureddu e prevede, come spiega la relazione tecnica dell’opera, «alcuni interventi di manutenzione delle opere di protezione spondali e di fondo alveo realizzate di recente dall’Anas nell’ambito dei lavori inerenti il ripristino della viabilità nelle strade statali e provinciali della Regione Sardegna interrotte o danneggiate dagli eventi alluvionali del mese di novembre 2013». I nuovi lavori, dunque, dovranno intervenire sui punti che erano già stati oggetto dei lavori dell’Anas. Per il ponte di Oloè, insomma, non sembra davvero esserci pace.
La Provincia, che all’inizio dello scorso aprile ha avuto il via libera da parte della magistratura per mettere in sicurezza il ponte, non appena ha ricevuto la patata bollente si è messa subito al lavoro. E il bando appena pubblicato per ripristinare le sponde erose fa parte proprio di questo percorso, a tappe forzate, per ripristinare la sicurezza nel viadotto.
«Di recente – si legge nella relazione tecnica-esecutiva del progetto per il restauro del viadotto – si sono riscontrati fenomeni di erosione dovuti all’azione dell’acqua e del relativo trasporto solido localizzati in alcuni punti particolarmente critici delle scogliere realizzate a protezione delle fondazioni delle strutture portanti relative al viadotto di Oloè. In particolare i maggiori danni si sono evidenziati nelle scogliere cementate a protezione delle fondazioni delle pile centrali e in quelle a protezione delle spalle del ponte, soprattutto nella zona a valle dello stesso». Ma altri fenomeni di erosione, a quanto pare, si sono manifestati anche nelle scogliere cementate poste a protezione delle spalle del ponte. Il progetto redatto dall’ingegner Mureddu prevede di realizzare una “scogliera drenante in grossi massi ciclopici a protezione delle aree a maggiore criticità e contestualmente a tutela delle opere di protezione spondale già realizzate». Le ditte che vogliono partecipare al bando hanno tempo fino al 26 giugno per presentare le offerte.
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