La Nuova Sardegna

Nuoro

Colpo al cinema multisala «Traditi dalle telefonate»

di Valeria Gianoglio
Colpo al cinema multisala «Traditi dalle telefonate»

La deposizione in aula dei poliziotti che avevano seguito le indagini nel 2009 «Quella notte i rapinatori parlavano tra loro al cellulare durante l’assalto»

2 MINUTI DI LETTURA





NUORO. «Dopo la rapina al direttore del cinema multisala di Pratosardo, nel gennaio del 2009, siamo intervenuti subito per le indagini. Dai testimoni e dalla visione dei filmati del centro commerciale era emerso che gli autori dei fatti, durante la rapina, avessero comunicato tra loro attraverso alcuni telefoni cellulari. Così abbiamo acquisito i dati sui ponti radio e sul traffico telefonico di quell’ora e siamo riusciti a risalire a diverse utenze e a diversi nomi»: secondo la polizia, dunque, gli autori della rapina al cinema di Pratosardo sono stati traditi da alcune fatali telefonate fatte nei momenti concitati del colpo, la notte del 10 gennaio 2009. Lo ha spiegato ieri, nel corso della sua deposizione come teste davanti al tribunale collegiale, il sovrintendente della squadra mobile di Nuoro, Enrico Sitzia. Per il colpo al multisala, sono finiti a processo diversi giovani baroniesi e di Orgosolo. «Dopo aver acquisito i dati delle celle telefoniche – ha continuato il sovrintendente Sitzia – abbiamo avviato le intercettazioni per capire chi utilizzasse quei numeri, e così arriviamo ai nomi di Gessy Chessa e di Antonio Pipere». Insieme a Chessa e a Pipere, attraverso le intercettazioni, le indagini sarebbero risalite poi anche ad altri nomi, come quello di Andrea Mulas, e anche ad altri reati: come il tentato omicidio di un allevatore di Siniscola, Ivano Bandinu, e il danneggiamento dell’auto di un carabiniere. Un discreto numero di reati che, secondo la Procura, aveva messo a segno un gruppetto di giovani baroniesi e di Orgosolo: oltre a Pipere, a Chessa e a Mulas, sono finiti a processo anche l’orgolese Pierluigi Cincotti e il siniscolese Giambattista Loi.

Le due vicende – ovvero la rapina e il tentato omicidio – sono state riunificate in un unico processo davanti al tribunale collegiale. Ieri il processo è entrato nel vivo, dunque, con la deposizione di alcuni investigatori della squadra mobile. E sin dall’inizio, tra l’accusa, rappresentata dal pm Emanuela Porcu, e la difesa – gli avvocati Angelo Magliocchetti, Francesco Pala e Salvatore Murru – sono volate le prime scintille attorno ad alcune questioni che regolano le deposizioni della polizia giudiziaria. I giudici, sul tema, hanno dato ragione al pm che ha potuto così continuare a sentire il teste Sitzia, anche su atti di indagine che non portavano la sua firma. «Ma ha partecipato comunque alla loro redazione», aveva precisato, poco prima, il pm. Il processo riprenderà a luglio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative