Evasione fiscale: assolto il presidente della Nuorese calcio
Fine di un incubo per Michele Artedino, titolare di Eurostock. Per il giudice monocratico Loche il fatto non sussiste
NUORO. Assolto perché il fatto non sussiste. Poco prima delle 12 di ieri, nell’aula al primo piano del palazzo di giustizia, il giudice monocratico Federico Loche, dopo un’ora di camera di consiglio, ha letto il dispositivo a favore di Michele Artedino, l’imprenditore titolare del negozio “Eurostock” di via don Bosco, presidente della Nuorese calcio, accusato di evasione fiscale.
Difeso dagli avvocati Franco Luigi Satta e Giuseppe Mocci, Artedino si è visto assolvere con la formula più ampia perché il fatto di reato, addebitatogli nell’imputazione formulata dal pubblico ministero, non ha trovato riscontro in ciò che è risultato dal dibattimento, cioè non è stato provato. Stando all’accusa, infatti, l’imprenditore doveva rispondere di dichiarazione infedele in quanto, quale rappresentante della società Eurostock Immobiliare, indicava nella dichiarazione annuale 2010, elementi attivi pari a un 1.098.455,99 euro per costi non documentabili e non deducibili con relativa imposta evasa ai fine Ires (l’imposta sui redditi della società), superiore alla soglia di punibilità. Per lo stesso reato, quale rappresentante della società Eurostock commerciale, indicava nella dichiarazione annuale 2010 elementi attivi per un ammontare di 609.431,73 euro derivanti da costi non inerenti, non documentabili e non deducibili. Reato che si configurato anche l’anno successivo per l’annualità 2011.
L’avvocato Giuseppe Mocci nel corso dell’arringa difensiva ha messo in risalto come, proprio uno dei testi indicati dalla pubblica accusa, aveva ribadito in aula che l’ammontare degli elementi attivi oggetto di accertamento e quindi di imputazione, da parte della Guardia di finanza, era stato determinato non dall’omissione di dichiarazione ricavi ma soltanto dal mancato riconoscimento di costi.
«Inoltre – ha aggiunto il legale – come rilevato nell’immediatezza dallo stesso teste del Pm, tutte le imputazioni a carico di Artedino risultavano penalizzate in seguito al decreto legislativo n. 158 del 2015 sulla revisione del sistema sanzionatorio. In particolare secondo l’articolo 1-bis del decreto “non si tiene conto della non corretta classificazione, della valutazione dei elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio, ovvero in altra documentazione rilevante ai fini fiscali, della violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza, della non inerenza, della non deducibilità di elementi passivi reali”. Ne deriva – ha continuato il difensore di Michele Artedino – che l’addebito di dichiarazione infedele risulta totalmente infondato, perché l’eccesso di ricavi contestato, rispetto a quelli dichiarati, essendo fiscalmente sostenuto in via esclusiva da una indicazione di costi assolutamente non valutabile in sede penale a carico dell’imputato, sostanzialmente non sussiste».
Anche il pubblico ministero Francesca Pala, alla fine della sua requisitoria ha chiesto l’assoluzione per il noto imprenditore, nonchè stimato presidente della Nuorese.
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