Cala Gonone, la Assl non paga l’affitto della guardia medica
di Nino Muggianu
Croce azzurra sul piede di guerra e servizio estivo a rischio «Ci deve 27mila euro per locale, energia elettrica e acqua»
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DORGALI. Un’estate senza il servizio di guardia medica a Cala Gonone? Sarebbe un evento pieno di disagi e disservizi per le migliaia di persone che risiedono nella frazione durante il periodo estivo. Ma, alla luce di quanto sta succedendo tra la Croce azzurra e la Assl di Nuoro, che deve all’associazione di volontariato poco 30 mila euro, non è un’ipotesi così lontana. Per scongiurare tale eventualità i volontari lanciano un appello all’assessore regionale Luigi Arru perchè intervenga quanto prima per risolvere una grave situazione che ormai si protrae da anni. Il motivo è che, le casse dei volenterosi operatori del centro balneare dorgalese , sono al verde. La Assl nuorese non paga un centesimo da ben sette anni e con le donazioni, non si può far fronte a tutte le spese che si presentano: la stagione è alle porte e da Nuoro non arriva nessun segnale confortante. «Dal primo luglio – spiega il presidente della Croce Azzurra Pierluigi Spena – i medici del servizio di guardia turistica dovrebbero prendere possesso dei locali della Croce azzurra di Cala Gonone, adibiti a studio infermieristico e di primo soccorso. Nulla di più piacevole avere un punto di primo soccorso, data la distanza con l’ospedale San Francesco di 40 chilometri». Però la Assl, che ha firmato il contratto d’affitto, da sette anni non pagherebbe i canoni di locazione, la corrente e le spese per l’acqua. «A oggi l’importo dovuto – sottolinea Spena – si aggira intorno ai 27mila euro escluse spese Enel e Abbanoa .Ricordiamoci che la Croce Azzurra è della comunità gononese e dorgalese, e come unico sostentamento abbiamo le offerte dei privati che ci consentono di andare avanti». Nonostante i tanti viaggi a Nuoro e le innumerevoli email inviate per sollecitare il mandato di pagamento, a oggi non è arrivato nulla di concreto. «Solo promesse mai mantenute ma cosi non si può andare avanti, che chi di dovere intervenga» conclude il presidente che chiama in causa la Regione.
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