I malati di Sla in viaggio per incontrare il papa
Giusy Ferreli
Accompagnati dai volontari hanno solcato il Tirreno con destinazione Roma. «La visita in Vaticano accende un riflettore sulle nostre difficoltà quotidiane»
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NUORO. La bombola dell’ossigeno e i medicinali sempre a portata di mano, la piccola carovana dell’Aisla ha preso il largo. Un viaggio impegnativo come quello che l’associazione nata per sostenere i malati di Sla e i loro familiari ha organizzato per raggiungere Roma ha richiesto un’attenta pianificazione. Prima tappa Nuoro per arrivare in pullman sino a Olbia e poi affrontare in nave la traversata del Tirreno.
Eppure per nulla al mondo i nove malati di sclerosi laterale amiotrofica e i loro familiari si sarebbero persi l’incontro, in programma questa mattina in piazza San Pietro, con papa Francesco. Pochi, intensissimi minuti che ripagano di tanta fatica e accendono una luce su una realtà misconosciuta: il mondo della Sla e delle malattie rare. «Ci siamo preparati con grande impegno a questo appuntamento» dice con il filo di voce che gli è rimasto Marco Pedde, malato di Sla e vicepresidente dell’associazione per il centro e nord Sardegna.
«Siamo in nove persone. Con noi – racconta – c’è anche un bambino con una rara malattia genetica. Siamo partiti dal nuorese, da Tortolì, da Buddusò e abbiamo ben sapendo che l’incontro con il pontefice, nato da un’iniziativa di Aisla nazionale, altri malati di Sla provenienti da tutta Italia». E oggi alle 9,30 in piazza San Pietro, dopo ore di viaggio per raggiungere Olbia con un pullman noleggiato da una ditta nuorese e attrezzato con la pedana per i disabili e l’imbarco con destinazione Civitavecchia, finalmente l’appuntamento con il Santo padre.
Un’avventura che ha visto la collaborazione dell’Unitalsi e degli immancabili volontari: due medici rianimatori, Demetrio Vidili e Peppino Paffi (che si sono assunti la responsabilità per le condizioni dei malati), e tre infermieri, Cristian Tore, Demetrio Mele e Mario Vardeu. Il dottor Vidili, già responsabile dell’unità operativa di Rianimazione del Santissima Annunziata di Sassari, è in pensione mentre gli altri quattro operatori sanitari, in forze all’ospedale San Francesco di Nuoro, hanno preso qualche giorno di ferie per assistere i malati. E consentire questo viaggio, tutt’altro che semplice, che travalica i confini del pellegrinaggio religioso e diventa una forte testimonianza per il diritto a vivere con dignità la propria condizione di malati. «Ho sempre visto la malattia come una tappa della mia vita e ho cercato di adattarmi a questa nuova condizione. È la società a non essersi adattata noi, non riesce ad abbattere le barriere architettoniche e culturali» sottolinea Pedde. E i malati, che vivono in un isola con una malattia che imprigiona il corpo, hanno difficoltà oggettive ad affrontare viaggi e attraversare il mare. «L’attenzione di papa Francesco, è un fatto importante perché ci fornisce un’importante vetrina per far conoscere i nostri problemi. Dobbiamo far capire a chi decide le politiche sanitarie quanto sia importante la qualità della nostra vita». Qualità della vita che passa anche per il diritto alla mobilità. Il lungo e faticoso viaggio in nave(«che non sarebbe stato possibile senza l’aiuto della presidente Aisla di Nuoro Rosa Puligheddu») non sarà stato vano se servirà a far passare questo messaggio. L’incontro con papa Francesco, per quanto toccante dal punto di vista di spirituale è qualcosa di più: è un grido di dolore che riguarda tutti malati e le loro famiglie.
Eppure per nulla al mondo i nove malati di sclerosi laterale amiotrofica e i loro familiari si sarebbero persi l’incontro, in programma questa mattina in piazza San Pietro, con papa Francesco. Pochi, intensissimi minuti che ripagano di tanta fatica e accendono una luce su una realtà misconosciuta: il mondo della Sla e delle malattie rare. «Ci siamo preparati con grande impegno a questo appuntamento» dice con il filo di voce che gli è rimasto Marco Pedde, malato di Sla e vicepresidente dell’associazione per il centro e nord Sardegna.
«Siamo in nove persone. Con noi – racconta – c’è anche un bambino con una rara malattia genetica. Siamo partiti dal nuorese, da Tortolì, da Buddusò e abbiamo ben sapendo che l’incontro con il pontefice, nato da un’iniziativa di Aisla nazionale, altri malati di Sla provenienti da tutta Italia». E oggi alle 9,30 in piazza San Pietro, dopo ore di viaggio per raggiungere Olbia con un pullman noleggiato da una ditta nuorese e attrezzato con la pedana per i disabili e l’imbarco con destinazione Civitavecchia, finalmente l’appuntamento con il Santo padre.
Un’avventura che ha visto la collaborazione dell’Unitalsi e degli immancabili volontari: due medici rianimatori, Demetrio Vidili e Peppino Paffi (che si sono assunti la responsabilità per le condizioni dei malati), e tre infermieri, Cristian Tore, Demetrio Mele e Mario Vardeu. Il dottor Vidili, già responsabile dell’unità operativa di Rianimazione del Santissima Annunziata di Sassari, è in pensione mentre gli altri quattro operatori sanitari, in forze all’ospedale San Francesco di Nuoro, hanno preso qualche giorno di ferie per assistere i malati. E consentire questo viaggio, tutt’altro che semplice, che travalica i confini del pellegrinaggio religioso e diventa una forte testimonianza per il diritto a vivere con dignità la propria condizione di malati. «Ho sempre visto la malattia come una tappa della mia vita e ho cercato di adattarmi a questa nuova condizione. È la società a non essersi adattata noi, non riesce ad abbattere le barriere architettoniche e culturali» sottolinea Pedde. E i malati, che vivono in un isola con una malattia che imprigiona il corpo, hanno difficoltà oggettive ad affrontare viaggi e attraversare il mare. «L’attenzione di papa Francesco, è un fatto importante perché ci fornisce un’importante vetrina per far conoscere i nostri problemi. Dobbiamo far capire a chi decide le politiche sanitarie quanto sia importante la qualità della nostra vita». Qualità della vita che passa anche per il diritto alla mobilità. Il lungo e faticoso viaggio in nave(«che non sarebbe stato possibile senza l’aiuto della presidente Aisla di Nuoro Rosa Puligheddu») non sarà stato vano se servirà a far passare questo messaggio. L’incontro con papa Francesco, per quanto toccante dal punto di vista di spirituale è qualcosa di più: è un grido di dolore che riguarda tutti malati e le loro famiglie.
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