La Nuova Sardegna

Nuoro

Alla riscoperta dei fuochi di Santu Jubanne

Successo dell’iniziativa promossa per il 2° anno consecutivo dal documentarista Franco Stefano Ruiu

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NUORO. Comparìa e amicizia. È il binomio vincente dei fuochi di Santu Jubanne, un’antica tradizione che rischiava di scomparire da Nuoro se non fosse per l’intrepida iniziativa di Franco Stefano Ruiu, fotografo documentarista e nuorese verace quanto appassionato ricercatore di tradizioni, usi e costumi di un tempo. È lui che anche stavolta, per il secondo anno consecutivo, ha riunito vicini, compari, amici e conoscenti, uomini e donne, grandi e piccini, in via Gianni Rodari per rinnovare il vecchio rito dei fuochi beneaugurali di San Giovanni Battista.

Una festa precristiana che affonda le proprie radici nel mondo agrario legato al solstizio estivo. È stato lo stesso Ruiu a raccontare la storia dei fuochi a Nuoro e nel resto dell’isola, prima di dare il via all’accensione.

«Grazie a Dio è andata bene – racconta Franco Stefano Ruiu –, zente né meda né paca, il tanto giusto e quindi buona festa. Atteros annos mentzus. Deus cherjat» sintetizza sul suo profilo Facebook. Complice prima e assoluta la moglie, il fotografo documentarista spiega che «la materia prima era pronta già da tempo divisa in fascine (pampinos de bide o si cherimus sarmentu) con l’aggiunta di elicriso (erba de Santu Jubanne) iperico e rosmarino in piccole dosi, giusto per rispettare la tradizione con un pizzico di profumo ancestrale». Dopo il rintocco delle campane del Vespro, la piccola lezione estemporanea sui significati della festa ormai caduta in disuso.

«E poi via all’accensione di due piccoli fuochi (i grandi si fanno con legna per Sant’Antonio... e non si saltano!). All’opera bimbi presenti (con loro grande emozione) e poi via a saltare per diventare compari. Niente formule magiche, giusto per non fare folclore, saltare e basta, scegliendo con chi farlo per diventare compari e comari» racconta ancora Franco Stefano Ruiu.

Finita la brevissima corsa da un fuoco all’altro, abbraccio finale «guardandosi negli occhi per dare valore a quel salto, e più di uno giuro che l’ho visto commosso. Dall’altra sera, chi era amico, e lo eravamo un po’ tutti, è diventato compare, e lo ha fatto scegliendo (lo ripeto) con chi esserlo e questo è importante in tempi in cui l’amicizia sta diventando solo virtuale».

Poi la chiusura: «Una bella mangiata e bevuta “spontanea” frutto di quanto ciascuno aveva portato. E sì, priorato non ce n’era e non ce ne sarà. C’erano e ci saranno solo compari (compari dall’anno scorso, il raduno era alla sua seconda edizione!) e ciascuno ha fatto la parte come è giusto che sia». Infine il messaggio che Ruiu lancia ai nuoresi: «Provate a farlo anche voi, l’anno che viene, con gli amici di sempre e con i vicini di casa, con i quali magari... Provate: ne vale la pena, a noi è andata bene».

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