AL PRIMO POSTO LA NECESSITÀ DI TRASPARENZA
di PAOLO MERLINI
Dodici persone sono state arrestate, all’alba di ieri, nell’ambito di una complessa operazione di polizia che mirava a sgominare una banda specializzata in numerose attività criminali. I loro nomi...
2 MINUTI DI LETTURA
Dodici persone sono state arrestate, all’alba di ieri, nell’ambito di una complessa operazione di polizia che mirava a sgominare una banda specializzata in numerose attività criminali. I loro nomi non si conoscono: su disposizione del procuratore della Repubblica Patrizia Castaldini, appena insediatasi a Nuoro, non sono stati rivelati perché – è stato detto dagli investigatori – le indagini potrebbero portare ad altri sviluppi. Rispettiamo questa scelta, ciò non toglie che sia una procedura insolita, che autorizza a porsi alcune domande.
La prima, da cronisti, è capire per quale motivo si convoca una conferenza stampa con notizie ridotte al minimo (la mancanza dei nomi degli arrestati) in virtù di una necessità di riserbo sulle indagini ancora in corso: se il rischio è compromettere ulteriori sviluppi, una conferenza forse è il modo migliore per farlo.
La seconda obiezione, da cittadini, riguarda le persone al centro di questa indagine. Sono state private della libertà (sei sono in carcere e sei agli arresti domiciliari) sulla base di accuse ben precise e di quanto per esse stabilisce il codice di procedura penale. Questo non è minimamente in discussione. Ma non rivelare i loro nomi, soprattutto se non si è in presenza di atti secretati, stride con un compito che in uno Stato di diritto, qual è il nostro, anche il severo Garante della Privacy attribuisce ai mezzi di informazione, e cioè «l’esigenza di assicurare la trasparenza dell’attività giudiziaria e il controllo della collettività sul modo in cui viene amministrata la giustizia».
La prima, da cronisti, è capire per quale motivo si convoca una conferenza stampa con notizie ridotte al minimo (la mancanza dei nomi degli arrestati) in virtù di una necessità di riserbo sulle indagini ancora in corso: se il rischio è compromettere ulteriori sviluppi, una conferenza forse è il modo migliore per farlo.
La seconda obiezione, da cittadini, riguarda le persone al centro di questa indagine. Sono state private della libertà (sei sono in carcere e sei agli arresti domiciliari) sulla base di accuse ben precise e di quanto per esse stabilisce il codice di procedura penale. Questo non è minimamente in discussione. Ma non rivelare i loro nomi, soprattutto se non si è in presenza di atti secretati, stride con un compito che in uno Stato di diritto, qual è il nostro, anche il severo Garante della Privacy attribuisce ai mezzi di informazione, e cioè «l’esigenza di assicurare la trasparenza dell’attività giudiziaria e il controllo della collettività sul modo in cui viene amministrata la giustizia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google