Un bagno alle terme della longevità per la nonna 105enne
di Nino Muggianu
Dorgali, tzia Innassia preferisce Sa lapia ’e su Anzu al mare «Fa bene per i dolori reumatici, anche se io non ne ho»
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DORGALI. «Anche se vivo a Cala Gonone, uno dei posti più belli al mondo, al mare non ci vado. Ho sempre avuto un po’ di paura anche perché non ho mai imparato a nuotare. Mi sento più a mio agio “in sa lapia ’e su Anzu” dove non ci sono le onde e l’acqua è tiepida». Non ha dubbi tzia Innassia Mula che a grandi passi si sta avvicinando a festeggiare i 106 anni, mentre, in costume da bagno intero, esce dalla vasca di acqua solfurea di quelle che a Dorgali chiamano le “terme” di San Giovanni. «Poi un bagno lì, fa bene a chi ha dolori reumatici. Io per fortuna non ne ho. Vengo ogni tanto perchè mi piace».
Ad accompagnarla è la sua badante che deve stare attenta a non invadere il suo campo. Perchè tzia Innassia è autosufficiente: cucina, risponde al telefono, si affaccia nel balcone per vedere chi suona il campanello di casa. Non vuole essere interrotta quando parla e, inoltre, ricorda perfettamente tutto con dovizia di particolari. Un vero scrigno delle storia del paese.
«Quando vado a “sa lapia” sto attenta a non bagnarmi la testa e a non prendere sole. Mi è sempre piaciuta la pelle bianca – sottolinea la nonnina di Dorgali – non ho mai preso il sole se non quando lavoravo in campagna, e ho lavorato tanto fin da quando avevo 10 anni».
La seconda di 10 figli, sin da piccola come tutte le ragazzine di quella età ha sempre dato una mano in casa o in case altrui. «A Gonone, al mare sono andata dopo che mi sono sposata “chi su biadu e Tottoi” (con la buonanima di Tottoi). Mi ricordo che nella spiaggia in certi punti non si poteva andare perché comandava una sola famiglia. Lì potevano andare solo loro. Ricordo anche le casette in legno sulla spiaggia – aggiunge – e un pontile con tanto di bar, anche questo, vietato ai dorgalesi. Erano altri tempi». Le “terme” di Dorgali sono sulla strada che porta alle spiagge di Cartoe e Osala. Erano il regno incontrastato di un altro personaggio dorgalese, Austineddu che si era auto nominato direttore delle terme.
«Austinu era davvero ingamba – commenta zia Innassia – teneva tutto pulito».
Ad accompagnarla è la sua badante che deve stare attenta a non invadere il suo campo. Perchè tzia Innassia è autosufficiente: cucina, risponde al telefono, si affaccia nel balcone per vedere chi suona il campanello di casa. Non vuole essere interrotta quando parla e, inoltre, ricorda perfettamente tutto con dovizia di particolari. Un vero scrigno delle storia del paese.
«Quando vado a “sa lapia” sto attenta a non bagnarmi la testa e a non prendere sole. Mi è sempre piaciuta la pelle bianca – sottolinea la nonnina di Dorgali – non ho mai preso il sole se non quando lavoravo in campagna, e ho lavorato tanto fin da quando avevo 10 anni».
La seconda di 10 figli, sin da piccola come tutte le ragazzine di quella età ha sempre dato una mano in casa o in case altrui. «A Gonone, al mare sono andata dopo che mi sono sposata “chi su biadu e Tottoi” (con la buonanima di Tottoi). Mi ricordo che nella spiaggia in certi punti non si poteva andare perché comandava una sola famiglia. Lì potevano andare solo loro. Ricordo anche le casette in legno sulla spiaggia – aggiunge – e un pontile con tanto di bar, anche questo, vietato ai dorgalesi. Erano altri tempi». Le “terme” di Dorgali sono sulla strada che porta alle spiagge di Cartoe e Osala. Erano il regno incontrastato di un altro personaggio dorgalese, Austineddu che si era auto nominato direttore delle terme.
«Austinu era davvero ingamba – commenta zia Innassia – teneva tutto pulito».
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