La Nuova Sardegna

Nuoro

Seminfermità a Paolo Pinna condannato per l’evasione

di Giusy Ferreli
Seminfermità a Paolo Pinna condannato per l’evasione

Si alleggerisce la posizione del giovane accusato dei delitti di Monni e Masala In corte d’Assise scintille tra accusa e difesa del cugino e coimputato Cubeddu 

3 MINUTI DI LETTURA





NUORO. Paolo Enrico Pinna, il giovane di Nule condannato a 20 anni di carcere per il duplice omicidio di Orune e Nule quando evase dal carcere minorile di Quartucciu aveva un vizio parziale di mente. Lo ha stabilito ieri mattina il gup di Cagliari, Giampaolo Casula, che ha accordato la seminfermità mentale e condannato il giovane a due anni e quattro mesi. A sostenere la tesi del vizio anche il pubblico ministero Danilo Tronci che ha chiesto due anni e sei mesi di reclusione. Una novità clamorosa che potrebbe alleggerire la posizione di Pinna.

L’avvocato Angelo Merlini, che aveva chiesto il rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica e che il 30 luglio porterà avanti la stessa strategia difensiva di fronte al gup di Nuoro nel procedimento che vede Pinna accusato di maltrattamenti in famiglia, è pronto a dare battaglia. «Questo nuovo e importante elemento – sottolinea il difensore – verrà portato in Cassazione». Per il giovane, che si è visto confermare in secondo grado la condanna per l’agguato allo studente orunese Gianluca Monni e la scomparsa di Stefano Masala, 29enne di Nule, i guai, però, non sono finiti. Lo scorso 20 giugno la Procura dei minori di Sassari ha notificato al giovane l’iscrizione nel registro degli indagati per rapina e tentato omicidio. L’indagine sull’episodio, avvenuto ad Ozieri nel 2014 e culminato nel ferimento di un giovane, Gavino Mu, che tentava di evitare il furto della Mercedes di un suo amico, inizialmente era stata archiviata. La notizia è venuta a galla durante l’udienza del processo che si sta celebrando di fronte alla corte d’Assise di Nuoro a carico di Alberto Cubeddu, cugino di Pinna e coimputato. Un’udienza al calor bianco, con l’avvocato della difesa che non ha esitato ad abbandonare l’aula per protesta. Mattia Doneddu, difensore di Cubeddu, il ragazzo di Ozieri dopo essersi tolta la toga, ha abbandonato l’aula. «Non è ammissibile che un testimone riferisca su attività di cui neanche il pubblico ministero è a conoscenza e esprima considerazioni personali. Così viene leso il diritto dell’imputato» ha tuonato Doneddu riferendosi all’esame testimoniale di uno dei carabinieri del Nucleo investigativo di Nuoro. La testimonianza iniziata in sordina con la ricostruzione delle prime fasi delle indagini subito dopo l’agguato avvenuto a Orune l’8 maggio del 2015, ha incontrato ben presto l’opposizione della difesa quando il militare ha parlato del tempo impiegato per percorrere il tragitto tra Orune, teatro dell’omicidio e la acsa dell’imputato. Un’attività mai comparsa in una relazione di servizio e di cui il pubblico ministero, Andrea Vacca, non era a conoscenza. Passati pochi minuti anche Patrizio Rovelli, che con Mattia Doneddu guida la schiera di legali impegnati nella difesa di Cubeddu, si è associato alla richiesta della sua collega. «Chiedo che qualsiasi attività integrativa venga messa a disposizione dei difensori. Altrimenti - ha dichiarato – dovrò rinunciare al mandato». Il presidente Giorgio Cannas, dopo una breve interruzione ha accolto le richieste dei difensori. «Abbiamo fatto di tutto per assicurare i diritti delle parti e – ha detto il presidente – intendo proseguire in questo senso. I testi si limitino a esporre i fatti e si astengano da ogni valutazione. Non si tenga conto di quanto detto. Qualsiasi dovrà essere depositata i». Il processo riprenderà il 16 luglio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative