La Nuova Sardegna

Nuoro

Lettera a Di Maio degli ex lavoratori di Ottana Polimeri

di Federico Sedda
Lettera a Di Maio degli ex lavoratori di Ottana Polimeri

L’accorato appello degli operai del gruppo Clivati-Indorama: «Chiediamo un intervento per ridare futuro al territorio»

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OTTANA. Una lettera al vice premier e ministro del Lavoro, Luigi di Maio, per chiedere il suo intervento per ridare loro un futuro e allontanare lo spettro della disoccupazione permanente. L’hanno scritta i lavoratori di Ottana Polimeri, licenziati lo scorso anno dal gruppo Clivati-Indorama e ora con gli ammortizzatori sociali in scadenza. Il documento inviato al ministro ricalca nella sostanza la lettera che gli stessi lavoratori spedirono all’ex premier, Matteo Renzi. «Le scriviamo – si legge nella lettera – per sottoporle la situazione che ci vede espulsi dalla nostra fabbrica dal settembre 2017».

Nel documento inviato al neo ministro del Lavoro ricostruiscono la storia della fabbrica. «Ottana Polimeri – ricordano – è l’ultima società in ordine di tempo di ciò che fu la chimica di Stato a Ottana. Il nostro impianto, nato negli anni 70 sotto il controllo dell’Eni, ha conosciuto negli anni 90 una selvaggia privatizzazione attraverso uno spezzatino degli impianti e delle produzioni ceduti a diverse società. La produzione del pet è uscita sempre indenne da chiusure e delocalizzazioni, tanto che fino al 2014 il nostro era l’unico impianto di questo prodotto in Italia e lo è tutt’ora. Il mercato del pet – sottolineano i lavoratori – è in continua espansione. Fino al 2010 l’impianto è stato di proprietà della multinazionale Dow Chemical, che lo ha ammodernato grazie a 100milioni di euro, 36 dei quali di fondi pubblici, e reso alla massima capacità produttiva di 180mila tonnellate». La lettera prosegue con la descrizione dei successivi passaggi al gruppo Clivati-Indorama fino alla crisi produttiva del 2012 con l’avvio della cassa integrazione e la chiusura. «Dal 2014 – ricordano ancora – non abbiamo più notizie di Indorama, che nel frattempo ha continuato la propria espansione altrove. Da noi, invece, la partita è stata chiusa licenziando gli operai senza mettere in vendita gli impianti. Le chiediamo – concludono – di agire il prima possibile dando un riscontro chiaro del suo interessamento a noi e alle nostre famiglie: la fine dell’ammortizzatore sociale purtroppo è vicina».



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