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I misteri nel Pci della guerra fredda

Berria e Pintori presentano il libro su Togliatti di Vindice Lecis 

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NUORO. Nel dicembre del 1951 un oscuro episodio, di cui esistono scarse testimonianze, coinvolse il segretario del Partito comunista, Palmiro Togliatti. Nella sua casa vennero sistemati dei microfoni spia dal capo della Commissione di vigilanza, su precisa indicazione di alcuni uomini ai vertici del partito: Edoardo D’Onofrio, capo dell’Ufficio Quadri, e Pietro Secchia, responsabile della Commissione d’organizzazione. Più che per spiare Togliatti, i microfoni furono messi... per controllare la sua compagna Nilde Jotti, sospettata di essere in contatto con ambienti vaticani. Questo è uno dei fatti oscuri raccontati nel nuovo libro di Vindice Lecis “Il nemico” (Nutrimenti) che sarà presentato domani sera alle 18 nella libreria Mieleamaro (corso Garibaldi) da Francesco Berria e Graziano Pintori.

Ma non si tratta dell’unico fatto misterioso che riguardò Togliatti in quegli anni. Nell’agosto 1950 il segretario del Pci rimase ferito in un incidente stradale. La dinamica destò sospetti, e persino Stalin si disse convinto di un attentato. Pochi mesi dopo Togliatti perse conoscenza: operato d’urgenza si salvò, ma ordinò di condurre un’inchiesta approfondita sull’episodio. Il suo medico, infatti, aveva confidato a Secchia di temere che Togliatti fosse stato avvelenato. Con taglio narrativo, ma con l’ausilio di documenti d’archivio, in gran parte inediti, questo libro ripercorre il clima di sospetto e assedio in cui il Pci mosse i suoi primi passi nell’Italia del dopoguerra. Vengono anche riproposte le schede segrete dell’Ufficio Quadri e documenti che confermano l’opera di intelligence dei servizi, proprio mentre nasceva l’organizzazione Gladio.

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