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L’arte come impegno civile: dai murales alle serigrafie passando per gli encausti

L’arte come impegno civile: dai murales alle serigrafie passando per gli encausti

“Sas dies de su disterru” è il titolo della mostra itinerante che Diego Asproni (nella foto) ha già proposto a Dure (Bitti) prima e a Valverde (Nuoro) poi. “I giorni dell’abbandono”, per raccontare...

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“Sas dies de su disterru” è il titolo della mostra itinerante che Diego Asproni (nella foto) ha già proposto a Dure (Bitti) prima e a Valverde (Nuoro) poi. “I giorni dell’abbandono”, per raccontare di popoli in cammino, ieri come oggi, in fuga per evitare la peste, la carestia o la guerra. Una metafora della triste realtà odierna che si ripete come se la storia nulla insegni. Muralista della prima ora, scultore, già amministratore comunale e insegnante di sostegno a Siniscola, Diego Asproni è nato a Bitti (dove vive) nel 1951. I suoi murales, in diversi paesi della Sardegna, sono una denuncia contro le esercitazioni militari e il disboscamento. Da vicesindaco, per quattro anni, ha aperto le scuole comunali di tessitura, ceramica e canto a tenores; ha progettato e avviato il Parco archeologico di Romanzesu, aperto il Museo della civiltà contadina e pastorale. Per tre anni ha lavorato nella miniera di Lula: dal fango delle gallerie nascono “sos disignos brutos”, i dipinti dedicati alla Nazione sarda, le serigrafie per i patrioti baschi fucilati da Francisco Franco, i manifesti per gli operai in lotta per il lavoro, gli encausti che ricordano il lavoro di donne e bambini, nel centenario dei morti a Buggerru.

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